Avanti della domenica

N. 24 del 25 luglio 2010

La statua di Falcone e Borsellino
Emanuele Pecheux - Contro la mafia non basta il gesso
mercoledì 21 luglio 2010



Il vero sfregio recato a Falcone e Borsellino é stato di consentire che le loro statue fossero di gesso invece che in bronzo.
Quelle due sculture in gesso che giacevano semidistrutte sul marciapiede di Palermo in qualche modo sono il simbolo di cosa é diventato questo nostro Paese.
Dunque non c’è da stupirsi se la “marcia dell’agenda rossa” che domenica scorsa avrebbe dovuto mobilitare la cosiddetta società civile, portando sulle strade del capoluogo migliaia di persone si sia rivelata un clamoroso quanto imbarazzante (e non solo per i palermitani) flop che, per intenderci, è stato un ulteriore sfregio recato alla memoria dei due martiri.
Non si parli di calura estiva che avrebbe tenuto lontani i cittadini: in realtà più che nella canicola la ragione va ricercata nella polvere che il tempo ha depositato sull’indignazione di diciotto anni fa.
Polvere che purtroppo è sedimentata grazie ai fiumi di ipocrita retorica contro la quale, a ragione, si scagliò più volte e in tempi non sospetti Leonardo Sciascia fino al punto di essere indicato, solo perchè garantista, alla stregua di un colluso. Polvere che ha consentito che mettessero radici i germi dell’indifferenza e dell’oblìo.
Allora a che vale domandarsi la ragione per la quale nessuno ha pensato che in una città e una regione ancora e sempre soggiogate di un potere criminale neppure invisibile, le cui spire avvolgono persino pezzi di istituzioni, un simil-monumento in gesso sarebbe stato facile bersaglio anche solo di uno o più sconsiderati?
Non era, e a maggior ragione non è oggi, necessario erigere monumenti alle vittime di Cosa nostra.
E’ necessario nutrire anzitutto la memoria, non certo con convegni buoni solo per fare da vetrina al professionista antimafia (e ai farisei che ha allevato) che all’epoca osò insinuare di una resa di Falcone, ma riappropriandosi dell’etica del civismo e della solidarietà, recuperando le ragioni fondative di uno stato davvero democratico, evitando in altre parole di compiacere chi utilizza il vaniloquio mediatico allo scopo di spiegare che Gesù Cristo è morto di freddo.
Dunque appare superfluo affermare che la memoria non può essere nutrita da un ridicolo cartongesso.
Ma neppure recuperata attraverso la tardiva edificazione di un monumento bronzeo.
Perchè si tratterebbe di un altro sfregio.


P.S. Nichi Vendola nel corso di quella che lui stesso ha definito “eruzione oratoria”, ha sostenuto che la triste fine del lanciatore di estintori di Genova, Carlo Giuliani, lo ha reso un eroe, alla stregua dei due magistrati assassinati da Cosa Nostra. Anche queste parole - malamente ritrattate - senza bisogno di commento, si possono annotare e aggiungere alla galleria degli sfregi.