Avanti della domenica

N.4 del 5 febbraio 2012

La forbice tra chi ha e chi non ha, si è allargata troppo
Enzo Ceremigna - Art.18? Macché, il nodo vero è il reddito
mercoledì 1 febbraio 2012

Enzo Ceremigna

Per molte volte su questo giornale abbiamo denunciato che si stava progressivamente delineando una forte erosione del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni.
In questi giorni il problema è letteralmente esploso dopo la pubblicazione dei dati ISTAT che segnalano un ritorno del reddito disponibile per lavoratori e famiglie ai livelli dei primi anni ’90. Un arretramento secco che, peraltro, si situa in una fase di generale lievitazione dei prezzi, di inasprimento dei prelievi fiscali diretti e indiretti, e di un sostanziale blocco dei periodici aumenti contrattuali.
La forbice tra la media dei redditi delle fasce meno abbienti e quella dei redditi medio alti è giunta al rapporto da 1 a 10. Considerato che la maggior parte degli economisti giudica sostenibile socialmente un rapporto da 1 a 5, risulta evidente che la condizione reale del Paese ha già pericolosamente varcato la soglia oltre la quale è messa in discussione la qualità e la capacità di tenuta della nostra coesione sociale. Non è un caso che proprio questa della coesione rappresenta la principale preoccupazione del Capo dello Stato. Ed infatti reiterati sono i suoi appelli a far sì che il tessuto connettivo che presiede la nostra convivenza non sia sottoposto a strappi o lacerazioni troppo evidenti.
Nonostante ciò la conduzione della crisi ed i provvedimenti fino ad ora adottati, hanno oggettivamente prodotto un aggravamento pesante in una situazione già di per sé pressoché insostenibile. Ovviamente la generale contrazione del potere d’acquisto si è rapidamente ripercossa sui livelli dei consumi e il punto di approdo di questo circolo vizioso non poteva che risultare una fase recessiva con conseguenze gravi sia sul terreno propriamente economico, sia nello specifico della tenuta dei livelli occupazionali. Forse non siamo ancora all’allarme “rosso” ma sicuramente all’arancione carico. E’ dunque indispensabile intervenire. Sapendo bene che non ci muoviamo con la prospettiva dei tempi medi a disposizione, ma di quella del tempo brevissimo, se non addirittura scaduto.
L’occasione del negoziato governo – parti sociali potrebbe rappresentare un’opportunità importante da sfruttare per mettere finalmente con i piedi per terra una discussione sulle urgenze reali da affrontare. Tra le quali – è quasi comico doverlo comunque ribadire – non c’è sicuramente l’art.18. Il centro del confronto, per quanto se ne sa, dovrebbe essere il contratto unico o più in generale la riforma del mercato del lavoro con il tema fondamentale del superamento del precariato e della rimodulazione degli ammortizzatori sociali. Ecco: a noi pare che questi aspetti decisivi di riforma – che puntano ad un nuovo modello di welfare – non possano, e non debbano, eludere la questione fondamentale dei redditi e del complessivo livello del potere d’acquisto di lavoratori, pensionati e famiglie. Naturalmente intendendo per lavoratori non solo quelli che hanno un impiego in essere, ma chi non ce l’ha, chi avendolo lo vede sottoposto al rischio di perderlo, chi sa già che lo perderà, chi – come la grande maggioranza dei giovani – vorrebbe avere l’opportunità di ottenerlo e vede vanificata spesso questa speranza.
Di fronte a questo quadro così complesso e arduo da affrontare, ed al groviglio dei nodi da dipanare, sarebbe francamente non solo deludente, ma inaccettabile, che invece il negoziato si impantanasse in partenza su questioni o posizioni pregiudiziali, per altro ben distanti – e meno cogenti – delle reali e concrete necessità da affrontare. Attenzione : nessuno pensi che la corda Si Può tirare all’infinito. Ad un certo punto la corda si spezza, e questa è un’eventualità tutt’altro che remota. E’ un rischio da scongiurare, perché potrebbe far saltare una’intera operazione di risanamento – necessaria per l’Italia e,’Europa – per la quale non esiste nel corpo grande del Paese riluttanza o scarsa convinzione. Ma senza un orizzonte chiaramente percepibile di ripresa e di sviluppo ne verrebbero inficiate in partenza le possibilità e le prospettive.