Avanti della domenica

N.4 del 5 febbraio 2012

Il Nord, non è quello rappresentato dalla Lega
Riccardo Nencini - Uno, cento, mille tricolori
mercoledì 1 febbraio 2012

Riccardo Nencini

È in errore chi ha letto – e ci dispiace che così abbiano fatto anche le forze dell’ordine – la nostra presenza in piazza Duomo a Milano come una provocazione. Il PSI è stato l’unico partito italiano che ha avuto il coraggio di denunciare il vilipendio dei valori costituzionali operato dalla Lega Nord
Esporre il tricolore in faccia a chi da vent’anni lo disprezza non è stata una provocazione. È stato un atto di orgoglio. Di più: un dovere civico.
Eravamo in piazza e continueremo ad esserci perché portiamo una visione dell’Italia opposta a quella della Lega “di lotta e di governo”, che sta mostrando il suo vero volto populista e demagogo e che in questi anni ha tradito le speranze degli elettori del nord.
Vogliamo denunciare il fallimento politico di un partito che fino a pochi mesi fa aveva importanti ministri nel governo e che adesso, per calcolo elettorale e per evitare la deflagrazione del suo gruppo dirigente, si pone ai margini del sistema rispolverando lo spot secessionista.
Con questo pezzo di Italia noi non abbiamo niente a che fare.
Il nord non è quello rappresentato dalla Lega: nelle stesse ore in cui le ‘camicie verdi’ inveivano contro i socialisti e il tricolore, il Presidente Napolitano nominava Cavaliere della Repubblica Silvano Lancini, l’imprenditore di Adro che due anni fa staccò un assegno di diecimila euro in favore di alcuni bambini, perlopiù stranieri, ai quali il sindaco leghista voleva impedire l’accesso alla mensa scolastica perché le famiglie non potevano pagare la retta mensile di 50 euro.
Il nord e l’Italia intera sono pieni di questi ‘eroi per caso’, che non credono più (o non vi hanno mai creduto) nella ‘missione’ leghista, che aborrono un Paese a coriandoli come quello ereditato dal centrodestra.
È per loro che siamo scesi in piazza a Milano; è a loro che dobbiamo risposte e idee nuove.
Per stare nella globalizzazione serve un’Italia più autorevole, non la Padania. È la ragione per cui il PSI ha messo nel simbolo il tricolore. L’interesse nazionale e l’etica della responsabilità come portolano. Al nord come al sud.
Va battuta la Lega architrave dell’egoismo e del localismo becero, che a Milano teorizza la purezza padana ma alla Roma ‘ladrona’ perdona fin troppi peccati – ultimi, i voti alla Camera su Cosentino e Milanese - per salvare il destino del proprio leader.
Torneremo ancora nelle piazze del nord, per smascherare l’inganno leghista e riconquistare, con una nuova idea di Italia, consenso e sostegno alle idee del riformismo italiano.
Con uno, cento, mille tricolori.