Luca Cefisi
Come europei, non ci possiamo permettere questi governi. Al plurale, perchè il solito bollettino delle catastrofi del governo del bunga-bunga deve oramai prevedere aggiornamenti su altri governi europei di centrodestra, che stanno contribuendo ad uno spettacolo triste e ben poco dignitoso, quello dei governanti di grandi potenze economiche che si mostrano spaventati per qualche migliaio di migranti, vittime della loro stessa propaganda sciovinista e securitaria, e sotto scacco da parte di un’estrema destra xenofoba che hanno paura di affrontare (questo in Francia, da noi se la sono proprio coltivata e nutrita).
Sul governo di Roma abbiamo già scritto nelle precedenti settimane: prima il pianto greco sull’incapacità di accogliere il presunto “tsunami umano”, accompagnato da scelte tanto inette, quali la concentrazione di molte persone in località minuscole, prima di tutto Lampedusa, ma anche Manduria, da far pensare non a semplice stupidità, ma al disegno preciso di drammatizzare la situazione; poi il tentativo cialtronesco di fingere l’accoglienza, in realtà per lasciar filtrare i migranti tunisini verso la Francia, con il capolavoro della concessione di un permesso umanitario concepito di fatto come un visto di transito.
Tocca però prendere la nota anche dell’incredibile comportamento del governo di Parigi, che ha varato una specie di linea Maginot a Ventimiglia, con l’exploit di un estemporaneo blocco dei treni.
Una cosa inaudita, nell’Europa della libertà di circolazione, e non giustificata da nessuna reale emergenza. Inaudita è, più in generale, la conflittualità tra Francia e Italia: dall’intervento in Libia all’immigrazione, passando per parecchi dossier economici e finanziari, Sarkozy e Berlusconi sembrano esaltare la conflittualità invece che la collaborazione, una cosa mai vista tra due nazioni che sono due partner fondamentali.
Ma nell’esaltazione dei drammi e dei pericoli portati dagli innocui migranti tunisini, quasi nuovi saraceni con le scimitarre, ormai si è perso il senso del limite, e anche del ridicolo. Il governo ripartisce il “peso” tra le regioni, come se invece di esseri umani, persone normali che vivono una circostanza straordinaria, si trattasse di scorie nucleari: poi si scopre che sono tremila in Lombardia, cento in Molise… numeri che non spaventerebbero un’agenzia di viaggio.
A Roma, si è tenuta una manifestazione “spontanea” contro l’arrivo di un gruppo di cittadini tunisini spediti coi pullman in un centro d’accoglienza: il presidente del locale municipio, uno del Pdl che ha tutta l’aria di averla organizzata, grida che i cittadini hanno paura (nientemeno!), allora Alemanno ha potuto tuonare che il popolo protesta, che Roma non “regge” qualche pullman di tunisini (Roma!), che la Polverini non si trovava, che Maroni non l’ha avvertito… si fanno le scarpe tra di loro, insomma.
Tutto questo è sbalorditivo e desolante; persino Tremonti, che oramai fa partito per conto suo e se ne frega, si è concesso uno di quei suoi scatti nevrastenici da professore, ed è salito in cattedra a spiegare che gli immigrati sono in genere assorbiti dal mercato del lavoro, e quindi tutta quest’angoscia non si capisce.
E’ che questa destra è vittima del meccanismo che essa stessa ha innescato a suo tempo: anche adesso che converrebbe a tutti sdrammatizzare, continuano con il riflesso pavloviano di lanciare allarmi, spaventare la gente, esagerare. Governare no, quello proprio non gli riesce.
E’ il tempo di essere aggressivi: di lasciarsi alle spalle le timidezze della “sinistra che chiede scusa”, una nevrosi tipica degli ex comunisti, di guarire dalle “sindromi da autocritica”, e di riaffermare con forza valori e progetti di progresso. A Bologna, per la prima volta da anni, per iniziativa dei socialisti, si sono affissi dei manifesti contro il razzismo della Lega. Era ora.