Alberto Benzoni
Lo scenario tracciato da Intini- elezioni nel 2013, maggioranza berlusconiana alla Camera, nessuna maggioranza al Senato, elezione del Cavaliere alla Presidenza della Repubblica, in un contesto di caotico scontro istituzionale- è perfettamente plausibile. E, se le cose seguiranno il loro corso attuale, pressoché certo. Ma, prima di soffermarmi sul “se”, vorrei aggiungere che, in questo scenario ci sono due sbocchi politici, entrambi disastrosi per la sinistra.
Il primo, molto probabile, è che Berlusconi, appena eletto presidente, sciolga le Camere, vincendo le successive elezioni in entrambi i rami del Parlamento. Il secondo, ancora più probabile, è che, subito dopo le elezioni del 2013, si apra un negoziato tra Berlusconi e Casini su Presidenza, Governo e quant’altro; negoziato che i due, sia pure per ragioni diverse, avrebbero interesse a chiudere positivamente. Ma, allora, come evitare questa “catastrofe annunciata”?
Abbiamo già anticipato che il nostro scenario è nell’ordine naturale delle cose; o per meglio dire, nei processi politici attualmente in atto. Vediamone, allora, i tre principali indicatori di percorso: Berlusconi riesce, non importa come, a portare la legislatura al suo termine naturale; la sinistra non riesce a chiudere alcun accordo politico od elettorale con Casini e il terzo polo; infine, la stessa sinistra non riesce a presentarsi all’appuntamento elettorale con un disegno complessivo credibile.
Per costruire un diverso percorso occorre, dunque, lavorare, in primo luogo, perché si arrivi al più presto alle elezioni. Si dirà che questo non dipende da noi; anzi, che il semplice fatto di sollecitarle accresce la volontà del Cavaliere di evitarle ad ogni costo. Ma, per la verità, il punto non è di chiederle a gran voce in cinquanta manifestazioni anziché sommessamente in dieci; il punto è di creare, anzi di contribuire a creare (Arcore ci metterà sicuramente del suo) il clima di tensione e di contrasto politico, istituzionale, morale che renda necessario il ricorso al giudizio del popolo.
Certo, ogni scontro frontale comporta dei rischi. E però sarebbe meglio affrontarli serenamente questi rischi; perché, in assenza di questo appuntamento risolutore, saremmo costretti a misurarci con ricadute negative e pressoché certe.
La prima riguarda i rapporti con il Terzo polo in generale e con Casini in particolare. Qui occorre mettersi in testa che non è possibile alcuna “fusione fredda”, nonostante i meritori sforzi di Bersani. In altre parole, non avremo nessun accordo a tavolino; l’accordo, se ci sarà, sarà una “fusione calda”, sull’onda di una consultazione anticipata che assumerà, che piaccia o no, le sembianze di un referendum.
Il Pd, e anche Di Pietro (ma lui è chiaramente in malafede) si illudono, poi, grandemente se pensano di mantenere in piedi l’attuale clima di indignazione e di protesta per altri due anni. Molto, ma molto difficile; assai più probabile, ahimè, che la gran massa dei protestatari sia vittima di un naturale processo di logoramento; e che i veterani della contestazione, le sue punte avanzate, sfoghino le loro inevitabili, e giustificate, frustrazioni in acrimoniose e distruttive polemiche interne (di cui il Pd sarà la principale vittima).
Sfumate, allora, le elezioni anticipate (Cavaliere, pensaci tu! N.d.r.) rimane la strada del rinnovamento della sinistra; dopo tutto avremmo, nel nostro caso, ben due anni a disposizione per attuarlo. Per fare, come ci viene spiegato, un “discorso propositivo”che, così ci viene ancora raccontato, ci consenta di vincere; e senza ricorrere a inutili e volgari esibizioni di antiberlusconismo.
“Vincere sui programmi”, dunque. E con i toni distesi e rassicuranti della “politica di tutti i giorni”. Ci aveva provato Veltroni tre anni fa, con il “partito a vocazione maggioritaria” e con il fattore Berlusconi opportunamente fatto sparire all’insegna del “capo dello schieramento a noi avverso”. Non gli è andata bene; anzi, è stata, per la sinistra nel suo insieme, la peggiore disfatta dagli anni novanta ad oggi. E ripetere l’operazione nel 2013 pare non solo inopportuno, ma francamente impossibile.
Ma forse, il problema all’ordine del giorno non è questo. Ma semplicemente quello di garantire al Pd una qualche immagine visibile e convincente; di quello che è e della società che vorrebbe costruire.
Un problema però che è all’ordine del giorno dalla caduta del muro di Berlino; ma dove siamo rimasti al “carissimo amico”. Nulla lascia pensare che possa essere, non dico risolto, ma almeno decentemente affrontato nei prossimi due anni.
Se vogliamo evitare lo “scenario Intini”non ci resta dunque che insistere sulla linea attuale, cercando almeno di dare all’antiberlusconismo (che si rivolge non tanto alla persona ma al modello di società che propone) una visione d’insieme credibile e mobilitante; per il resto, speriamo in Dio (ma non nei suoi rappresentanti ufficiali…) e, soprattutto, nello stesso Cavaliere e nella sua totale mancanza di senso della misura.