Riscrivere le politiche sull’acqua, l’energia e la giustizia in chiave moderna e riformista è una necessità che non si ferma al solo appuntamento del 12 e 13 giugno prossimo. L’acqua, l’energia pulita sono beni per cui dobbiamo batterci e ritieniamo opportuno rivolgerci direttamente a coloro che hanno a cuore il futuro del proprio Paese, affinché si raggiunga il quorum a giugno. Battersi significa anche tutelare i diritti dei cittadini ad essere informati correttamente in modo completo e rispettoso del pluralismo politico, sociale e scientifico sui quesiti referendari, che oggi appaiono imbavagliati dall’informazione pubblica, così come sta avvenendo.
Non si tratta quindi di referendum inutili. Network Sinistra riformista esprime 4 si al referendum che hanno un significato preciso: al referendum sul nucleare diciamo sì alle energie rinnovabili. No al nucleare che vuole penalizzare la qualità della vita e le comunità locali. Con le installazioni di centrali nucleari sul territorio regionale, stando alle condizioni proposte oggi dal governo, non si risolvono i problemi di impatto ambientale, la sicurezza della popolazione e lo smaltimento delle scorie radioattive.
Serve invece un governo che risolva questi punti e sappia dotare il Paese di un nuovo Piano energetico per mettere al centro delle sue politiche le energie rinnovabili, fonte di occupazione e di investimenti già decollati in una prima fase, utili a coprire il 40% del fabbisogno energetico su scala nazionale. In questo modo si potrà far fronte alla povertà energetica, sempre più presente anche in Italia, e si potranno abbattere tariffe e avere quindi servizi più competitivi.
Sulla giustizia, consapevoli di come manchi ancora in Italia un dibattito sereno su molte questioni aperte anche sul fronte delle garanzie, ribadiamo come votare si al referendum per abrogare il legittimo impedimento vuol dire no ha chi con il Lodo Alfano a già provato a far passare un provvedimento artificioso, censurato dalla stessa Corte Costituzionale. Il giusto equilibrio tra i diritto della difesa e il corretto esercizio della giurisdizione nel processo penale hanno l’esigenza di una riforma più organica di quanto proposto oggi.
I cittadini il 12 e 13 giugno dovranno confrontarsi su due quesiti complessi sull’acqua pubblica che hanno chiari risvolti sulla gestione dei servizi pubblici locali. Diciamo Si ai due quesiti referendari sull’acqua in quanto riteniamo che il tema dei beni comuni è destinato a trovare sempre più attualità nella piattaforma programmatica riformista.
Due si per l’acqua pubblica, perché le norme che il governo Berlusconi ha fatto approvare annullano autonomia e la responsabilità degli enti locali. Solo un intervento legislativo di riforma complessiva del settore può realizzare gli obiettivi irrinunciabili come la tutela delle acque, l’accessibilità per tutti, garantendo così tariffe eque, un buon servizio, oltre la copertura del servizio della depurazione delle acque su tutto il territorio nazionale, accompagnato da una gestione che elimini gli sprechi delle amministrazioni poco virtuose, ancora presenti in Italia.
Nel primo quesito con l’abolizione dell’art.23 bis che disciplina la modalità di affidamento dei servizi e si prevede la possibilità di fare gare per la concessione, spa miste conc capitale pubblico, e affidamenti in house ad aziende pubbliche. Il secondo quesito invece con l’abrogazione prevede la eliminazione della componente della remunerazione del capitale investito della tariffa. C’è da precisare che entrambi i quesiti non risolvono i problemi in materia idrica o per i servizi pubblici locali. Noi ci battiamo per uno Stato ausiliario cha possa aprire ai privati che non guardano solo al profitto, ma che accettano il rischio d’impresa nella partecipazione a progetti pubblici, dove “fare impresa” significa dare benefici ai singoli cittadini e alle comunità locali.
Riteniamo che oggi, in materia idrica, così come nei servizi pubblici, siano necessari quindi interventi mirati ed investimenti utili allo sviluppo e alla manutenzione in cui coinvolgere anche i privati in maniera innovativa nella gestione dei servizi pubblici locali.
Tutto ciò significa cominciare ad attraversare qualcuna delle linee di confine che ci siamo dati, tra soggetti politici del centro sinistra, e che qualche volta hanno finito per intrappolarci in schemi atavici e muri ideologici. Non limitandoci, infine, a far eco sui referendum ai promotori dei questi , riteniamo utile offrirci con le nostre posizioni chiare al confronto per aprire un cantiere di nuove idee che possano rafforzare in primis il profilo riformista del centro sinistra e le nuove alleanze di governo.
Franco Lotito
Presidente Network
Sinistra Riformista Italiana
Vincenzo Campo
Segretario Network
Sinistra Riformista Italiana