Una riforma davvero epocale
Evidentemente è suonata la squilla del facciamo quadrato. Silvio ha convocato la difesa e i vassalli sono al lavoro. Ovviamente il più raffinato è l’Elefantino che dallo sfruttato scranno di RadioLondra tende a dimostrare che con tutti i difetti, i limiti e gli errori (è l’unico che, per orgoglio intellettuale, non rinuncia a indicarli) quello di Berlusconi è il campo dei buoni, se non altro perchè l’altro è quello di D’Alema. Poi c’è Angelino Alfano, divulgatore della riforma epocale, che si rivolge alle anime semplici spiegando che è necessaria la separazione delle carriere perchè i PM e i giudici usano (udite !) lo stesso ascensore. Fabrizio Cicchito, nella sua ingobbita camminata da telegiornale, lo fa in chiave di Gondrano, il fedele sgobbone. Frattini e Tremonti, i più importanti ministri del governo, marcano visita. Ma uno che finora non avevamo notato è il ministro Romani. Difendendo a Porta a Porta quella che chiama la Grande Riforma e il nuovo stile da predellino del Capo, ha detto più o meno che è lecito combattere i magistrati che formulano accuse assurde. Il processo è una spesa inutile e a giudicare la colpevolezza basta, si deduce, il giudizio... dell’imputato in persona. Noi pensiamo che l’auspicabile sconfessione dei magistrati politicizzati debba scaturire dal giudizio del giudice. Non sappiamo se e quale riforma della giustizia uscirà dalle camere. Ma la versione del ministro Romani sarebbe più che epocale.
Andrea Squadroni
Il 1848 arabo
La vicenda libica con il suo corollario di polemiche, abiure e condanne, costituirà un importante esempio per l’Africa mediterranea e il vicino oriente contaminato dalla dilagante richiesta di partecipazione, se non di democrazia, e di miglioramento delle condizioni economiche.
Intanto l’unica potenza globale di questa fase storica, gli Stati Uniti, hanno rinunciato al diritto del più forte rivendicato da Bush e imposto attraverso la decisione di invadere l’Iraq. Se si cercasse una similitudine con l’impero romano, Obama è l’imperatore filosofo Marco Aurelio, quanto il suo predecessore può essere paragonato agli imperatori della fase espansiva.
L’astensione di Cina e Russia e il sostegno della Lega Araba, pur con i distinguo seguiti all’imposizione della no fly zone, segnano un passo importantissimo. I despoti che reggono da decenni le sorti delle comunità arabe, succeduti alla secolare dominazione ottomana, e alle prese con inattesi moti di piazza, stanno riflettendo su quale strategia seguire. Un pensatore arabo ha paragonato le rivolte del 2011 al 48 europeo. Quelle rivoluzioni quasi dappertutto dopo una breve parentesi riportarono al potere le stesse case regnanti, ma il processo di costituzionalizzazione del potere sovrano ebbe un’accelerazione intensa e da lì derivarono i miglioramenti nel campo dei diritti politici ed economici che nei decenni seguenti cambiarono le condizioni di vita dei popoli europei.
Le élite che dominano come satrapie i loro possedimenti con abissali differenze di status tra le caste e la società civile, stanno cercando di disinnescare il contagio. L’esempio libico, con l’intervento delle democrazie occidentali, diventa un monito: chi volesse intraprendere la strada della repressione, rischia. L’applicazione del principio di responsabilità, cioè che “la comunità internazionale è responsabile della sorte della popolazione, quando chi detiene il potere non possa o non voglia difendere i civili o sia, come in questo caso, il colpevole delle violazioni dei diritti umani”.
La diplomazia italiana ha dato un fulgido esempio di viltà e indifferenza. Vile nella timida condanna delle sanguinose repressioni di Gheddafi, indifferente alla possibilità che la rivolta soccombesse in un bagno di sangue, anzi quasi rivendicando il diritto di voltarsi dall’altra parte. Con un presidente sorridente e servile con i dittatori non c’era da attendersi altro.
Aldo Penna
Con Sacconi più precariato
Scrivo per dissentire completamente dalle affermazioni fatte dal ministro Sacconi durante la sua recente visita a Parma. I lavoratori non hanno bisogno di contratti facilmente derogabili, ma anzi di certezze del diritto che solo una legge può rappresentare. E quale miglior legge se non lo Statuto dei lavoratori, conquista socialista in tema dei diritti dei lavoratori? I giovani hanno bisogno di leggi che eliminino le decine di forme di lavoro precario e introducano certezza del lavoro e facilità di assunzione, nei fatti la flexsecurity. Lo Statuto dei lavoratori può essere cambiato solo per estenderne i diritti alle centinaia di migliaia di lavoratori oggi precari che si vedono nella realtà negata la possibilità di guardare al futuro con ragionevole serenità. Gli unici contratti di cui si ha necessità sono contratti di lavoro nazionali, non derogabili ovviamente, che incentivino la previdenza integrativa, prima che tra trent’anni scoppi il bubbone sociale di milioni di persone impossibilitate a campare con la sola pensione statale. Sarà forse un caso che dal 2008 fino ad oggi, anno in cui l’ex compagno Sacconi si è insediato, ci siano stati il 73% di contratti di tipo precario? Penso che molto ci sia da fare visto il nulla attuale, non servono contratti o contrattini, ma servono riforme vere nel mondo del lavoro che diano certezze a tutti i lavoratori e ai cittadini in generale.
Manuel Magnani
Assessore Lavoro e Sviluppo
Economico - Collecchio
Nucleare? No, grazie
In giugno saremo chiamati a fare una scelta decisiva: energia nucleare sì o no. Un referendum ingannevole, perché chiede di votare sì per dire no. Non ho ancora letto il testo del referendum ma so già cosa fare. Non è stato facile scegliere fra la strombazzante necessità consumistica che chiede sempre più energia a disposizione ed un più morigerato consumo. Le limitazioni non sono viste come un fattore favorevole per lo sviluppo. Oggi la frittata non viene preparata sbattendo le uova in un piatto con una forchetta, si preferisce il frullatore elettrico. La proposta è quella di coprire il maggior consumo con una maggiore produzione. Per ottenerla dobbiamo costruire altre centrali. Altra soluzione sarebbe diminuire gli sprechi. Sagge proposte sono state riportate anche su questo giornale e pur concordando con queste, vorrei sottolineare il prezzo di costruzione e la durata di una centrale nucleare. E’ difficile poter definire oggi i costi di una centrale fra 10, 15 o 20 anni,ma sicuramente siamo nell’ordine dei miliardi di euro. Il combustibile non lo abbiamo ma dobbiamo comprarlo all’estero, per cui saremo soggetti al mercato come per gli idrocarburi liquidi o gassosi. La sicurezza intesa come eliminazione totale di possibili disastri non esiste. Proposte alternative ce ne sono molte, valutiamole e sviluppiamole al meglio.
Gerosa Giulio - Roma