Nicola Zoller*
Se in questo lembo di Nord il centrosinistra autonomista è al governo, lo si deve all’ anomalia del modello politico trentino, un’anomalia a cui bisogna sempre più dare forza: così il governatore del Trentino Lorenzo Dellai ha recentemente sintetizzato gli obiettivi di una rinnovata azione politica che faccia del Trentino un punto di elaborazione e di riferimento per la politica nazionale. E ha indicato come importante missione quella di riagganciare rapporti e dialoghi con tante persone che “non si sentono rappresentate dall’attuale assetto dei partiti”.
Molti di noi socialisti si ritrovano facilmente in questo sentimento e condizione, tanto da autoconsiderarci degli “extra-parlamentari di sinistra” non già per essere degli estremisti – tutt’altro – ma con la mente al fatto che al Psi nel 2008 è stato impedito puerilmente di partecipare alla coalizione elettorale nazionale di centro-sinistra, guidata allora dal PD: quest’ultimo, escludendo anche altre forze, ha agevolato in modo autolesionistico la sconfitta della coalizione progressista.
Ma è al complesso dell’attuale sistema politico nazionale che ci sentiamo estranei, un sistema nel quale – come ha efficacemente commentato il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli – “gli ingredienti più rari sono il buon senso e la misura”. Purtroppo da destra e da sinistra da tempo si sono ignorate in continuazione queste esigenze. Il problema fondamentale è che l’attuale apparato politico dominante non accetta che il confronto democratico si svolga nel rispetto dell’avversario politico: questi finisce invece per essere un nemico da abbattere o addirittura “da far sparire”, non un competitore da affrontare con “riflessiva misura” a tutela delle stesse istituzioni repubblicane, potendo così prestare la maggiore e giusta attenzione alle cose utili da proporre e da fare per la comunità nazionale e locale.
In questo clima rissoso, troppo collegato agli scontri di vertice e alla personalizzazione delle contese piuttosto che alle forme collettive di partecipazione, molti socialisti localmente hanno preferito impegnarsi in movimenti civici democratici più attenti e legati ai problemi dei territori e della cittadinanza. Certamente in questi movimenti convivono tendenze culturali e ideali plurime e diversificate, ma spesso accomunate da una visione riformista e gradualista nella prassi amministrativa e da un atteggiamento mite nel confronto politico.
Portare ad un livello istituzionale più elevato questo tipo di esperienze locali può risultare utile in Provincia e Regione. Ma può essere utile a livello ancor più ampio, come segnalato dal segretario nazionale del Psi Riccardo Nencini che con Mario Raffaelli e Bobo Craxi è stato protagonista di un convegno svoltosi alla fine del mese scorso dal titolo emblematico: “Trentino laboratorio di una nuova stagione riformista”. E non a caso dal rappresentante di un partito dalle radici antiche ma fuori dai giochi sregolati ed enormi della politica attuale, è venuto l’appoggio al laboratorio trentino per lanciare – rispetto ai partiti nati nella seconda Repubblica - una “nuova storia riformista”.
Cominciamo in tanti a credere fattibile un processo che accomuni i riformismi democratici: cattolici e socialisti, civici e autonomisti, laici e ambientalisti. Sì, dal Trentino si può proporre un esperimento “eretico” rispetto agli insopportabili riti della perenne diatriba nazionale, un esperimento che funzionando positivamente potrà servire appunto da “laboratorio” per contribuire al più generale riscatto della politica nel nostro Paese.
*segretario Trentino-Alto Adige