Antonio Ghirelli
In questi giorni mi è capitato, purtroppo per due volte, di trovarmi coinvolto nel ricordo di due compagni socialisti e a me carissimi: prima, lo storico e dirigente del nostro partito, Antonio Landolfi, che si è spento il mese scorso; poi Bettino Craxi. Il primo, devotissimo alla causa del socialismo democratico e alla collaborazione con Giacomo Mancini; il secondo, descritto a teatro in un atto unico di Vitaliano Trevisan come un vinto senza speranza nell’esilio di Hammamet, dopo la selvaggia aggressione della cosiddetta operazione Mani Pulite.
L’omaggio a Landolfi, organizzato meritoriamente dalla segreteria della UIL, ci ha consentito di ricordare l’inestimabile contributo di passione civile e di azione politica assicurato al nostro Paese, da oltre un secolo di lotte, dal movimento socialista; la rievocazione degli ultimi giorni del primo presidente del Consiglio del nostro partito ha invece risentito pesantemente di tutti i pregiudizi, le menzogne, la ingiusta e odiosa criminalizzazione che a suo tempo i Procuratori milanesi della Repubblica, sostenuti dai comunisti e dalla stampa (compresa quella berlusconiana), condussero ai danni di Craxi, contribuendo a creare quell’atmosfera di diffidenza verso i partiti e di scarsa partecipazione alla vita democratica che sono alla base del potere di Berlusconi.
Negli anni seguiti all’esilio e alla morte di Bettino, non sono bastati la creazione - del resto discutibile e discussa, del Partito Democratico, né gli sforzi di Rutelli, di Casini e di Fini per creare una forza moderata utile ad arginare il governo personale di Berlusconi. Tanto meno hanno preoccupato il padrone di Mediaset quei partitini comunisti in cui lui finge di vedere un nemico implacabile, quando sono invece i migliori collaboratori del suo dispotismo.
Il mondo globalizzato registrava, nel frattempo, la fine del colonialismo e l’emancipazione femminile, due pilastri della secolare battaglia socialista, ma proprio per la scarsa incidenza o addirittura, la crisi del nostro movimento, queste straordinarie conquiste venivano minimizzate e si mancava in troppe circostanze di realizzare la cosiddetta quota rosa, o si negava scandalosamente la solidarietà ai popoli dell’Africa e dell’Asia, da millenni sprofondati nel sottosviluppo.
Per lottare contro queste vergognose resistenze e contribuire ad elaborare un progetto di contratto sociale adatto alle mutazioni della società informatica, c’è una sola soluzione: la ricostruzione, particolarmente in Europa, di un nuovo e fiorente movimento socialista.
Saranno i giovani a farlo!