Avanti della domenica

N.12 del 3 aprile 2011

Silvano Rometti - Nucleare, il gioco non vale la candela
mercoledì 30 marzo 2011

Silvano Rometti*

In questi ultimi giorni il dibattito sul nucleare sta assumendo grande rilievo anche a causa delle notizie drammatiche che ci stanno arrivando dal Giappone.
La discussione vede sempre contrapposte due posizioni che non offrono possibilità di un dialogo costruttivo, ma anzi si rafforzano sempre di più, prendendo la forma di una contrapposizione politica, piuttosto che legata ad un’analisi profonda rivolta all’efficienza del sistema energetico italiano. Sarebbe più utile parlare ai cittadini in maniera chiara, fornendo tutte le informazioni necessarie al fine di metterli nella condizione di decidere consapevolmente in merito. Non c’è una pregiudiziale politica o ideologica nella mia posizione, ma oggettiva che fa capo a dei limiti che la costruzione di centrali nucleari non può eludere. In primo luogo occorre analizzare il rapporto tra costi e benefici, tenendo conto che i costi per la produzione di 1 kwh di energia elettrica da tecnologia nucleare sono altissimi e vanno necessariamente affiancati ai costi che insorgono per la riconversione delle vecchie centrali, per la costruzione di quelle nuove (che saranno tecnologicamente più avanzate) e a quello per lo smaltimento delle scorie radioattive.
Un altro punto che troppo spesso non viene preso in considerazione, o comunque non comunicato agli italiani, è che i tempi previsti per la realizzazione di centrali nucleari idonee sia dal punto dell’efficienza che della sicurezza, sono lunghissimi, intorno ai 20 anni, e dunque poco rispondenti alle urgenti necessità di energia elettrica di cui il Paese ha bisogno. Inoltre l’Italia sul nucleare dovrebbe recuperare un gap negativo di almeno 25 anni, cioè da quel 1987 anno in cui il Paese votò con referendum il suo ‘no’ alle centrali.
Si potrebbe dire perciò che gli italiani hanno già scelto, hanno deciso per un ‘no’ al nucleare che oggi non si dovrebbe rimettere in discussione, dal momento che si tratta di una scelta democraticamente espressa dal popolo, secondo i principi e le modalità stabilite dalla Costituzione italiana.
Ultimo dato, forse il più importante, è che per quanto si possa investire nella tecnologia, i recenti fatti giapponesi dimostrano che in presenza di calamità naturali di vaste proporzioni i rischi non sono arginabili e le conseguenze possono essere disastrose.
Tutto ciò è talmente vero che anche Paesi che sul nucleare hanno investito da anni come la Germania stanno ridefinendo in maniera attenta la loro posizione.
La cancelliera tedesca Merkel, infatti, nei giorni scorsi ha sottolineato più di una volta come sia necessario puntare in maniera decisa sulle fonti di energia rinnovabile, andando così a diminuire il numero di centrali nucleari e a dismettere completamente quelle di prima generazione, ormai tecnologicamente arretrate e, dunque, fortemente a rischio in caso di calamità.
Anche in Italia pare che inizino a sorgere dubbi tra gli stessi membri della maggioranza: il ministro Romani sta facendo marcia indietro rispetto alle posizioni fortemente nucleariste del governo, proponendo una maggiore riflessione e analisi di tutti i possibili vantaggi e svantaggi dell’eventuale scelta, a dimostrazione che non ci sono certezze assolute in merito.
La decisione di fare una moratoria di un anno al fine di individuare i siti più indicati per la costruzione di nuove centrali, non è sinonimo di un passo indietro ma semplicemente di una presa d’atto che al momento gli italiani sono fortemente contrari al nucleare, anche a seguito delle notizie che quotidianamente ci giungono dal Giappone. Il rischio è che la pausa di riflessione diminuisca l’attenzione sul tema in vista del referendum del 12 giugno; il mancato raggiungimento del quorum sarebbe il primo passo per spianare la strada al nucleare, anche se con un anno di ritardo.
Alla luce di tutto ciò, va sottolineata l’importanza di investire in maniera importante sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, evitando così le dispersioni e sprechi che molti privati e, soprattutto molte aziende, fanno nella gestione quotidiana della loro attività e che sono oggi presenti nella nostra rete elettrica.
Una riflessione: il decreto approvato dal Governo solo pochi giorni fa in merito agli incentivi sulle fonti rinnovabili non è un buon segnale: ciò che ne emerge è la mancanza di volontà di investire su questo campo al fine di favorire la ritorno del nucleare.
Attendiamo il 12 giugno, auspicando che gli italiani mettano, votando ‘sì’, una pietra definitiva sull’argomento.

*Resp. Dipartimento Ambiente e Territorio