Avanti della domenica

N.11 del 27 marzo 2011

Lettere di Montesi, Guidetti
mercoledì 23 marzo 2011

I conti sbagliati del nucleare

Con riferimento all’articolo apparso sul Sole 24 Ore del 9 febbraio (E’ l’atomo la scelta “LOW COST” per il paese), ed in particolare sulle “modalità di calcolo”, mi permetto le seguenti osservazioni:
I costi reali, che sono ben diversi dal puro conto economico delle tecnologie, sono troppo svantaggiosi. Il segreto sta nel conteggiare anche i costi esterni, che comprendono i danni associati.
I “costi esterni” comprendono, tra l’altro, la sicurezza esterna contro attentati, danni alla salute pubblica, danni alla salute sul posto di lavoro, materiali dannosi, costi per i piani di evacuazione e così via.
Questi costi non compaiono nelle modalità di calcolo
Costo di smantellamento ipotizzati 30 anni dopo fine vita e calcolati in tutto 1MLD di Euro.
La realtà è che la dismissione di un impianto nucleare, a causa dell’alta radioattività dei materiali da rimuovere, è una operazione che richiede molto più tempo e molto più denaro rispetto ai tempi e ai costi delle fasi di costruzione e di operatività.
Il numero d’impianti totalmente smantellati è tuttora assai esiguo e riguarda soprattutto i piccoli reattori di ricerca. La ragione è facilmente comprensibile: un recente studio dell’università americana dell’Ohio ritiene che occorrano almeno 50 anni di “fermo impianto” per ridurre il livello generale di radioattività residua del sito, cui seguono 60 anni di smantellamento effettivo. Totale (impressionante): 110 anni. Ma nei casi più complicati, sostiene il National audit Office britannico, si può salire addirittura a 330 anni.
Nel 1999, all’avvio dei lavori, i costi per lo smantellamento del SuperPhenix, il più grande reattore a neutroni rapidi del mondo, furono stimati in oltre 2,5 miliardi di euro. Ma per avere un conto definitivo occorrerà aspettare qualche decennio: gli stessi tecnici francesi non sanno dire con precisione quando i livelli di radioattività saranno azzerati.
I tempi biblici evidenziati e l’importo segnalato (2,5 MLD nel 1999 per SuperPhenix) sono nettamente distanti da quelli di cui alle “modalità di calcolo”.
Ritengo che se si fanno conteggi onesti e scientificamente corretti pur nella difficoltà esistente, risulta che il nucleare, in Italia, stante la sua peculiarità, è anti – economico.
Libero Montesi

Consorzi, contributi esosi e senza ragione

Si sono rivolti a noi due pensionati, con l’avviso di pagamento del Consorzio di Bonifica Dell’Emilia Centrale. Questi pensionati sono proprietari uno di una abitazione privata, l’altro di un pezzo di cortile. Entrambi, senza mettere in dubbio la valenza dell’agire dei Consorzi di bonifica, ritengono però che questi finanziariamente debbano essere sostenuti da chi trae beneficio dagli interventi di bonifica effettuati: i proprietari di terreni agricoli. Abbiamo “accompagnato questi due pensionati alla scoperta di cifre e leggi”. Con loro abbiamo letto che i contributi di bonifica in tutta Italia nel 2006, ammontavano ad oltre 362 milioni di euro. Circa un terzo di questi tributi (147 milioni) è pagato da proprietari di case.
In Emilia Romagna la proprietà urbana versa ai Consorzi di Bonifica, quasi 50 milioni di euro, pari al 47% delle loro entrate! Questi gli asettici dati… Facendo un approfondimento legislativo, abbiamo scoperto che:
- tutto nasce dal Regio Decreto 13 febbraio 1933, n. 215 – nuove norme per la bonifica integrale - si parla di interventi di bonifica e di miglioramento fondiario sia a carico dello Stato che dei privati tramite il consorzio… nei suoi 121 articoli, la legge fa sempre riferimento al miglioramento fondiario, ergo terreni - la Legge Regionale 2 agosto 1984, n. 42, all’art. 13 estendendo lo spirito della legge, ha stabilito che i proprietari di beni immobili, agricoli ed extragricoli, contribuiscono alle spese di esercizio e manutenzione delle opere di bonifica… A seguito dell’approvazione del riordino dei Consorzi  in Emilia Romagna, dagli originari 16, i consorzi di bonifica sono ora 8.
Troppo lungo sarebbe dissertare sulle sentenze plurime della Cassazione, richiamare la legge Serpieri, sulla effettiva natura del beneficio che deve essere diretto e specifico e deve tradursi in un incremento del valore dell’immobile sottoposto a contributo… ben lungi da noi accarezzare il sogno che la Regione escluda i proprietari di case dal pagamento del contributo, i nostri due pensionati continueranno a fare come diceva Totò: “... e io pago!”.
Il loro sconcerto è immenso nel verificare i dati dalle bollette dai quali si evince che:
Caso a) -    Importo contributo € 0,13; Quota fissa € 15,50; Totale € 15,63 ai quali saranno da aggiungere € 1,10 per il pagamento in posta. Quindi, un tributo di € 0,13 alla fine costa € 16,73 . Roba da matti! Caso b) -Importo contributo € 15,58; Quota fissa € 15,50; -Totale € 31,08 ai quali sono da aggiungere € 1,10 per il pagamento in posta. Anche in questo caso, roba da matti: un tributo di € 15,58 alla fine costa € 32,18! Questi pensionati, mentre non pagano il ticket sulle visite mediche, lo debbono pagare per i Consorzi di Bonifica – E… per fortuna che rientrano fra quelli dell’ex Bentivoglio Enza; se fossero nell’ex Parmigiana Moglia Secchia, la quota fissa sarebbe di € 19,00!
Mario Guidetti
SOS Diritti – PSI Reggio Emilia