Roberto Fronzuti
Negli anni ‘70/80, il “riformismo veniva rivendicato unicamente dal Partito Socialista Italiano”. Non poteva essere diversamente, visto che il padre indiscusso del “riformismo” è stato il socialista Filippo Turati.
Ma vediamo anzitutto che cos’è -in sintesi- l’assunto politico di Turati. “La tendenza a modificare con mezzi pacifici e gradualmente, l’ordinamento della società e dello stato (fonte: enciclopedia Garzanti)”.
Le cose, si sa come sono andate; il Partito Socialista Italiano è stato terremotato dall’indagine “Mani pulite” e un po’ tutti si sono appropriati del termine “riformismo”. Da Forza Italia (ora Pdl) al Partito democratico; da Casini a Fini; sono diventati tutti riformisti. Il Partito Socialista Italiano è stato espropriato di qualcosa che le apparteneva legittimamente. Ma la partita non è chiusa; i superstiti del Psi rivendicano giustamente la primogenitura di Filippo Turati.
Il riformismo ha rappresentato per molti decenni la linea netta di demarcazione fra Psi e il massimalismo del Partito Comunista Italiano. Ora gli eredi del comunismo confluiti nel Pd si dicono riformisti. Si tratta di una fase evolutiva da parte di chi non la pensava come i socialisti? Può darsi; ma qualche sospetto è legittimo.
Tornado alla espropriazione politica del termine riformismo da parte di forze eterogenee e di quasi tutte le forze politiche di governo e di opposizione, viene spontaneo chiedersi come mai non siano riusciti e mettere in pratica il “riformismo”, visto che in sedici anni di governo, né i partiti di destra, né di sinistra, che si sono alternati alla guida del governo, non sono riusciti a varare riforme significative.
Per trovare delle grandi riforme bisogna tornare indietro di quarant’anni; allo statuto dei lavoratori, voluto dal socialista Giacomo Brodolini. In un momento in cui si vuole dare la gestione dell’acqua ai privati, andando ancora più indietro nel tempo (1961) vogliamo ricordare la nazionalizzazione dell’energia elettrica (poi svenduta agli oligopoli in modo scellerato per poco) coincisa con l’ingresso dei socialisti nel governo di centro sinistra.
La nostra non è una difesa di parte. Pur sentendosi molto vicino ai socialisti, chi scrive non vi ha mai militato. Il nostro editoriale nasce dalla necessità di denunciare uno sciacallaggio politico, che ha portato al progressivo impoverimento del nostro Paese, in presenza di una conclamata incapacità della classe politica che ha amministrato il nostro Paese, dopo l’uscita di scena del Psi guidato da Bettino Craxi e la liquidazione della Dc e dei partiti risorgimentali a seguito della cosiddetta Mani pulite.
Editoriale del direttore responsabile del settimanale
L’Eco di Milano e provincia