Avanti della domenica

N.11 del 27 marzo 2011

Berlusconi cerca solo lo scontro
Riforma della giustizia, 'trappola' elettorale
mercoledì 23 marzo 2011

Alberto Benzoni

Il Cavaliere mente; e su (quasi) tutto. Però, al tempo stesso, non ci nasconde (quasi) nulla. Così ci ha detto che la riforma serve, essenzialmente, a spostare i rapporti di forza tra magistrati e politici; perché, se questa fosse stata attuata prima di Tangentopoli non ci sarebbe stata nessuna Tangentopoli. E’ un modo per radicalizzare lo scontro; e, al tempo stesso, per dividere il fronte avversario; secondo lo schema garantisti-giustizialisti.
In questa linea Berlusconi, si rivolge, in primo luogo, a noi. Anche se non siamo presenti in Parlamento. Possono, insomma, i socialisti, organizzati o no, stare, ancora una volta, con coloro che li hanno distrutti? Potrebbero, in un eventuale referendum, non schierarsi per il “no” propugnato da tutto il centro-destra; mentre l’opposizione, capitanata dai “magistrati politicizzati” e da Di Pietro, si adopererebbe, nella sua grandissima maggioranza, spingerebbe per l’abrogazione dell’intero dispositivo di riforma?
Per noi un’alternativa dalle opzioni comunque negative. Se ci schieriamo con il fronte antiriforma perdiamo gran parte della nostra ragione sociale (siamo un partito garantista che, tra l’altro, si è manifestato, in diverse circostanze, favorevoli a elementi importanti del progetto di riforma, a partire dalla separazione delle carriere); se ci schieriamo con Berlusconi, smarriamo le ragioni, politiche e storiche, che ci collocano a sinistra ed all’opposizione al “sistema berlusconiano”.
Come uscire da questa trappola? Come uscirne, dico, collettivamente a prescindere dagli orientamenti personali di ciascuno di noi (personalmente, sarei orientato per il “sì” alla proposta di abrogazione referndaria; e per una serie di ragioni che non è qui il caso di riproporre)?
La prima e fondamentale operazione è quella di collocare la proposta di riforma nella sua sostanza e nel suo contesto politico.
Primo: non stiamo parlando di leggi “ad personam” (anche se il Cavaliere è sempre tentato di ricorrervi, avvelenando così ulteriormente il clima politico), ma nemmeno di un progetto nell’interesse della generalità dei cittadini.
Il problema è allora quello di un riequilibrio dei poteri tra ceto politico e magistratura; si riducono fortemente quelli della seconda e, quindi, si rafforzano quelli del primo.
Secondo: questa operazione è chiaramente un’“operazione contro” (se si fosse puntato ad ottenere una qualche apertura da parte dei magistrati, la faccenda si doveva impostare in modo del tutto diverso); e avviene, in chiusura di legislatura. In una prospettiva di confronto sicuramente aspro e senza sbocco; o meglio con l’unico sbocco della consultazione referendaria.
E, allora, a Berlusconi non interessa una riforma della magistratura, magari con qualche possibilità di “condivisione” interessa, piuttosto, e come, lo scontro sulla riforma della giustizia che veda il Cavaliere nella veste suggerita da Giuliano Ferrara; quella del garante della libertà delle persone e delle istituzioni, in primis quella parlamentare, contro le invadenze dei cultori dello stato etico rappresentate da una magistratura onnipotente e irresponsabile.
Sarebbe bene, allora, per tutti gli uomini di “buona razionalità” praticare, in questa nuova guerra di religione, una politica (come diceva Mussolini nel 1914) di “neutralismo attivo ed operante”.
Accettando, in primo luogo, una discussione nel merito dei singoli provvedimenti: chi dice, come la Bindi che “questo Parlamento non ha l’autorità morale” per discutere di questo o di quello arriva dritto dritto nell’anticamera dello stato etico e del “governo degli onesti”; una visione per cui il nostro Paese ha già pagato prezzi pesantissimi.
E, in secondo luogo, cercando di “andare oltre”il passaggio referendario (in cui ognuno di noi sarà libero di regolarsi come crede), riproponendo una proposta che noi socialisti abbiamo espressamente fatto nostra (per dimenticarcene magari dopo…) quella dell’Assemblea costituente.
Nel caso specifico questa sarebbe, tra l’altro, nella logica delle cose perché appare a tutti di solare evidenza che non si può discutere dei poteri e del ruolo di un organismo costituzionale se non nel contesto di una generale revisione del nostro sistema istituzionale nel suo complesso.
Una possibile via d’uscita. Ce ne potrebbero anche essere altre ma, allo stato, non si vede quali. In ogni caso è assolutamente vitale che venga risparmiata (a noi ma non solo a noi) quella che sarebbe una vera e propria “alternativa del diavolo”: essere portati dal nostro garantismo tra i fiancheggiatori del Cavaliere; oppure acconciarsi in nome della contrapposizione al medesimo, a posizioni che non ci appartengono.