Avanti della domenica

N.11 del 27 marzo 2011

Il nucleare e lo stop agli incentivi
Giovanni Colais - Fotovoltaico, il governo bara
mercoledì 23 marzo 2011

Giovanni Colais

Prima di parlare della diatriba, scoppiata all’indomani dell’approvazione del decreto legislativo sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, e in particolare sulle norme che riguardano gli incentivi al fotovoltaico, è opportuno esaminare le ragioni che sono all’origine di questa disputa.
Una delle voci che concorrono al costo della bolletta elettrica è rappresentata dagli oneri generali di sistema. La parte più consistente di questa spesa, riguarda gli incentivi alla produzione da fonte rinnovabile e assimilata.
Per l’anno 2010 il costo complessivo per le sole rinnovabili è stato di 3,4 miliardi di euro e per le assimilate (il famigerato CIP6) di 1,2. Sono 4,6 miliardi che sommati al prezzo delle altre componenti ( smaltimento delle centrali nucleari, agevolazioni tariffarie per le ferrovie, etc. ) diventano circa 6 miliardi di euro. Su questa cifra si pagano anche le imposte (per circa il 14%), si arriva così a poco meno di 7 miliardi, un peso consistente sulle spalle dei consumatori, che per certi versi appare anche ingiustificato ed ingiusto.
Rimane infatti incomprensibile perché su questi oneri, che per loro natura sono delle vere e proprie tasse, ci si debba pagare anche l’IVA, come se si trattasse di un bene o un servizio. Questi oneri vengono considerati un corrispettivo della tariffa, e quindi non conteggiati nemmeno per il calcolo della pressione fiscale. Per di più sono ripartiti tra i clienti finali in proporzione ai consumi, più consumi più paghi, per cui sull’insieme degli utenti domestici si finisce per favorire i single rispetto ai nuclei famigliari.
Da quanto detto appare chiaro, che non solo il settore economico legato alle rinnovabili, viene quasi interamente pagato dai consumatori finali, ma su questi gravano anche altri oneri che più propriamente andrebbero spalmati sulla fiscalità generale. Ed è a causa dei costi eccessivi che si è scatenato il pandemonio sul settore fotovoltaico.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la legge 129/10 (cosiddetta salva Alcoa) che ha garantito le vantaggiose tariffe del 2010, a tutti gli impianti che hanno dichiarato di aver concluso i lavori di completamento dell’impianto in tale anno, e che entreranno in esercizio entro giugno 2011. Alla scadenza della presentazione delle domande, si è scoperto che l’installato, che già nel 2010 aveva raggiunto il valore di 3000 MW, avrebbe potuto toccare alla scadenza fissata quota 7000 MW. Una crescita enorme, che se confermata, raggiungerebbe nel 2011 il tetto massimo fissato nel piano di azione nazionale per questa fonte, 8000 MW al 2020.
Con questo valore, l’onere economico a carico dei consumatori, per il solo fotovoltaico, sarebbe di 3,5 miliardi di euro l’anno per 20 anni (70 miliardi totali). Adducendo questa motivazione, la forte e incontrollata crescita dei costi, il Governo, che era già intervenuto sulla riduzione degli incentivi con il terzo conto energia (agosto 2010) per gli anni 2011-2013, ha emanato tramite quest’ultimo decreto legislativo, una serie di nuove norme stringenti e retroattive, al fine di frenare da subito la crescita del settore fotovoltaico.
In sintesi si bloccano le tariffe per il solo 2011, e unicamente per gli impianti che entreranno in esercizio entro il 31 maggio 2011, si toglie il tetto degli 8000 MW, stabilendo però una crescita annua da qui al 2020 non superiore ai 500 MW, e per la definizione degli incentivi futuri verrà emesso un nuovo decreto ministeriale entro il 30 aprile. Un provvedimento che lascia in sospeso lo sviluppo futuro del fotovoltaico, bloccando da subito gli investimenti nel settore, programmati dopo il 1 giugno di quest’anno, e che ha scatenato le veementi reazioni sia delle aziende e delle associazioni legate a questo comparto, che delle banche, in particolare quelle estere.
Con la premessa che considero gli incentivi alle rinnovabili uno strumento necessario al loro sviluppo, ma convinto altresì che questi oltre a garantire la crescita del settore debbono tenere conto anche degli oneri a carico dei consumatori, mi accingo ad esporre alcune considerazioni finali.
Si sapeva da tempo che le incentivazioni al fotovoltaico erano sproporzionate e che tali sono rimaste anche con il terzo conto energia. Due volte e mezzo in più rispetto a quelle della Germania e poco meno di due volte quelle della Francia, Paesi che stanno già rivedendo al ribasso i loro incentivi. Per fornire dei numeri, a fronte di un costo dell’energia elettrica intorno ai 75 euro/MWh, con il fotovoltaico ancora oggi se ne incassano più di 400. Per di più i progressi tecnologici avvenuti in questo settore nel giro di pochi anni, hanno visto quasi dimezzare il costo del KWh installato e contemporaneamente migliorare l’efficienza dei moduli e la loro affidabilità.
Non si capisce come mai, per così lungo tempo, si è continuato a non tenere conto di quanto accadeva sul mercato, favorendo fenomeni speculativi ingiustificabili. E perché si è deciso di intervenire solo ora ed in un modo così pasticciato? Credo per la vecchia abitudine italiana di far pagare sempre a Pantalone, cioè ai consumatori, il costo degli investimenti, confidando sulla scarsa informazione in materia, e sul principio che alcuni euro in più sulla bolletta, non insospettiscono gli utenti finali. Oltretutto nel frattempo lo Stato continua ad incassare tasse spropositate. Perché oggi forte è il sospetto che il Governo, prevedendo nuovi incentivi e nuovi investimenti su altre fonti di alimentazione (vedi nucleare), abbia deciso di tagliare fortemente da qualche altra parte, prima che la bolla speculativa esplodesse.