Stefano Bettera
Il Maghreb è in fiamme e in Europa dilaga la paura di nuove ondate incontrollate di immigrazione che qualcuno, strumentalmente, dipinge come una minaccia capace addirittura di minare le basi della nostra società. Dalla Germania alla Gran Bretagna si alzano i primi scudi.
Che il multiculturalismo e la conseguente idea di integrazione siano davvero al tramonto? La prima a sferrare un attacco deciso è stata il premier Tedesco Angela Merkel. Ma la chiusura senza appello, è venuta dal suo collega britannico David Cameron: “Il multiculturalismo ha fallito” ha sentenziato, lapidario, durante un convegno internazionale sulla sicurezza. Ha fallito e va sostituito da un ritorno ai valori tradizionali e all’orgoglio nazionalista. Cameron ha messo una pietra tombale sulla ‘Cool Britannia’, un modello di società per tutta l’Europa, dove razze e culture si mischiavano mantenendo la propria specificità.
L’Inghilterra di Tony Blair era, infatti, un luogo di incontro tra indiani, cinesi, giamaicani, pachistani, arabi, bianchi e neri e di ogni “colore”, che mantenevano la propria identità, pur vivendo, lavorando e votando in un nuovo paese. Ora Cameron, davanti alla nuova imminente ondata di profughi nord africani proclama che il modello britannico non va più bene perché ha lasciato i giovani musulmani vulnerabili al radicalismo islamico. Da ora, in sostanza, chi vuole restare dovrà adeguarsi. È un fatto che il rapido concatenarsi delle “rivoluzioni” nord africane abbia colto di sorpresa gran parte dei paesi dell’Unione. In realtà, questo stupore di fronte a un nuovo inarrestabile “Muro di Berlino” desta qualche perplessità. Allo stesso modo la chiusura nella tradizione è sintomo dell’incapacità, o della non volontà, della politica europea di comprendere fino in fondo il fenomeno migratorio. Non è da oggi che in tutta l’Africa assistiamo a spostamenti di popolazioni in fuga dalla povertà. Le persone a rischio fame sono un totale di circa un miliardo, ossia un sesto della popolazione mondiale e gran parte proprio in Africa, anche del nord.
Crisi economica, impoverimento dei popoli e peggioramento delle condizioni ambientali sono ormai fenomeni collegati che l’Europa dovrebbe conoscere. Che dipenda dagli uragani, da tempeste, alluvioni o siccità, oppure che sia la conseguenza di guerre per il controllo dei depositi d’acqua e di petrolio, o ancora che si tratti più in genere di cambiamento climatico, nel 2050 la Terra potrebbe dover affrontare la migrazione di 200 milioni di “rifugiati climatici”. I paesi del Maghreb non fanno eccezione. Qui, anzi, il fenomeno è accelerato dal fatto che tutti questi si affacciano sul Mediterraneo e intrattengono da sempre rapporti strettissmi con i loro dirimpettai, Italia compresa. Impossibile per questi popoli non sentire la spinta del confronto con le più moderne e “ambite” società europee. Ma la risposta prevalente di una parte della popolazione italiana ed europea continua ad essere “di pancia” ed è figlia di elementi ben precisi: delle fratture sociali che nascono dalla mancata transizione dalle economie industriali e nazionali a quelle globali e dalla paura dello straniero che rappresenta una nuova minaccia sia culturale che economica, perché competitore nella ricerca di un lavoro che è sempre meno sicuro. Ecco perché nasce una profonda avversione verso un modello di società con una forte componente di immigrati. Ma quando si parla dei rapporti tra culture diverse all’interno di una stessa società occorre sottrarsi alla tentazione dell’aut-aut tra assimilazionismo e multiculturalismo. Due atteggiamenti contrapposti che nelle loro versioni più intransigenti diventano entrambi irrealistici, e quindi fallimentari.
Che ne sarà delle società libiche o egiziane è troppo presto per dirlo. Se si trasformeranno in moderne democrazie e se il Mediterraneo diventerà il nuovo “centro” capace di dare un impulso all’Europa e al mondo, lo sapremo tra poco. Forse. Ma è un fatto che il nostro mondo è di nuovo cambiato in modo irreversibile. Che il multiculturalismo piaccia o no non possiamo che ripartire da qui.