Silvano Miniati*
Nel corso degli ultimi mesi le esternazioni del ministro Sacconi contro al Cgil si sono moltiplicate.
Non mettiamo in discussioni il diritto di Sacconi di criticare la Fiom o la Cgil.
Quello che stupisce e preoccupa è la pretesa di un ministro di influenzare direttamente le scelte sindacali, scendendo in campo non solo a favore di una delle parti contendenti, ma esplicitando il desiderio di aumentare le divisioni e di rendere sempre più problematica la ripresa di un dialogo tra le confederazioni.
Pretesa che si manifesta con una presenza davvero inconsueta a iniziative di Cisl e Uil. In quelle sedi, il ministro si presenta con frasi come “mi sento uno di voi” e diventano consuetudine complimenti “mirati”, a seconda che la platea alla quale si rivolge sia Cisl o Uil. In ogni occasione, il messaggio è molto semplice: fate presto, unificatevi! Date vita ad un sindacato democratico capace di sconfiggere la Cgil.
Il ministro sembra dimenticare che la Uil nacque proprio dal rifiuto di laici e riformisti di aderire a un simile schema che, riproposto dopo il referendum sulla scala mobile, fu decisamente respinto dalla Cisl di Carniti, Marini e D’Antoni e dalla Uil di Benvenuto, Larizza e Liverani.
Proprio la Uil sintetizzò la propria strategia sindacale nello slogan “O tre o uno!”, per dire chiaro e tondo a tutti che, se non ci fosse stata una prospettiva unitaria, ognuno si sarebbe dovuto muovere autonomamente.
Ultimamente Sacconi, in preda al suo furore anti-Cgil, ha sostenuto che l’accordo del 1993 (definito anche “Patto”) andava cancellato, perché concepito e realizzato da Ciampi e dalla Cgil contro Cisl e Uil. A noi risulta che quel Patto, oltre a Ciampi, furono proprio Cisl e Uil a volerlo con particolare impegno e che Pietro Larizza, allora segretario generale della Uil fu, tra tutti i sindacalisti, il più attivo e deciso nel realizzarlo.
La Cgil, divisa al proprio interno, non era affatto convinta di concluderlo e sottoscriverlo. Bruno Trentin, lasciando chiaramente capire che compiva un atto in omaggio all’unità sindacale e alla concertazione, appose la propria firma e, immediatamente dopo, si recò in Corso d’Italia per rassegnare le sue dimissioni da segretario generale.
Questi sono i fatti e sono talmente pubblici che anche il ministro Sacconi dovrebbe conoscerli.
*Network sinistra riformista