Avanti della domenica

N.10 del 20 marzo 2011

Stampa e Tv - Tutto quello che non vi hanno detto di noi
mercoledì 16 marzo 2011

La riforma della giustizia non accelera causa

“E’ una riforma in chiaroscuro che assai difficilmente giungerà in porto e che non sembra comunque destinata a rendere più celere il cammino delle cause in tribunale, l’unica cosa che oggi interessa agli italiani. Nella proposta del governo – ha detto Riccardo Nencini - ci sono elementi sicuramente apprezzabili e altri decisamente discutibili. I socialisti sono ‘storicamente’ a favore della separazione delle carriere tra giudici e pm come della responsabilità civile del magistrato che, anzi, fu oggetto di un referendum a suo tempo proposto proprio dal Psi e votato a maggioranza dagli italiani. Ci preoccupa invece, ad esempio, quando si vuole rendere la magistratura dipendente dal potere esecutivo e questo ci sembra il caso quando si pensa a una limitazione dell’obbligatorietà dell’azione penale o si interviene sui rapporti fra l’ufficio del Pm e la polizia giudiziaria”.

Casini e Berlusconi evitino analogie con tangentopoli

“Casini commette un errore non di poco conto quando afferma che ‘Mani Pulite’ avrebbe scoperto i ‘ladri’: infatti, ce n’e’ in giro ancora un certo numero,nel ceto politico, e calcano le scene sia del palcoscenico della maggioranza, sia dell’opposizione. Il riferimento a Tangentopoli - ha detto Bobo Craxi commentando le dichiarazioni di questi giorni - finalizzato a sostenere la bonta’ o la ‘cattiva’ della nuova riforma della giustizia è quanto mai inappropriato. Chi più, chi meno, nel mondo politico hanno tutti beneficiato da quell’inchiesta: chi godendo di una lunga impunita’ o di un’amnistia di fatto, chi mantenendosi saldo al potere godendo delle disgrazie giudiziarie altrui. E’ meglio che tanto il premier, quanto l’ex presidente della Camera si tengano lontani da analogie e ricorsi storici: ne godrebbe la sincerità politica dei proponimenti riformatori che si intendono mettere in atto’’.


Da Fukushima dura lezione ai nuclearisti


“La tragedia giapponese, con il disastro incombente nella centrale di Fukushima, è una dura lezione per i nuclearisti italiani, troppo sicuri nell’escludere disastri analoghi per un Paese ad alto rischio sismico come l’Italia”. Lo ha detto Marco Di Lello ricordando che “il referendum dell’87, proposto dal Psi, ebbe origine dal disastro di Cernobyl e che l’accaduto spiega meglio di qualunque campagna propagandistica quanto rischiosa possa essere la scelta nucleare perché le centrali, per quanto ben fatte, e il Giappone non ha rivali al mondo nella protezione degli edifici dagli eventi tellurici, sono pur sempre fragili costruzioni di fronte alla spaventosa potenza un terremoto di elevata magnitudo. Al di là delle considerazioni di carattere meramente economico, che pure da sole non sembrano sufficienti a giustificare un ritorno alla produzione di energia nucleare, il rischio per la collettività – rimane intatto in tutta la sua spaventosa evidenza”.