Avanti della domenica

N.10 del 20 marzo 2011

Berlusconi e la riforma
Gian Franco Schietroma - Giustizia, scontro continuo
mercoledì 16 marzo 2011

Gian Franco Schietroma*

In tema di giustizia, il problema politico principale è costituito dal fatto che questo è senza dubbio il Governo meno adatto per fare una riforma del settore. Infatti i rapporti molto tesi tra il Presidente del Consiglio Berlusconi e la magistratura hanno determinato un clima tale che diventa davvero difficile riformare la giustizia in modo efficiente ed equilibrato.
Faccio un esempio: la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti sarebbe sicuramente una riforma positiva se finalizzata ad avere un giudice effettivamente terzo tra accusa e difesa. Al contrario, se il fine è quello di assoggettare il Pubblico Ministero al potere politico, sarebbe un’iniziativa assolutamente sbagliata. Questo perché, se è inaccettabile l’interferenza della magistratura nell’attività politica, altrettanto inaccettabile è l’interferenza della politica nell’attività giudiziaria.
Quanto all’ipotesi di un distacco della Sezione Disciplinare dal Consiglio Superiore della Magistratura, essa è interessante perché tale autonomia può dare maggiori garanzie. Tra l’altro, avendo fatto parte molte volte della Sezione Disciplinare, posso testimoniare che si tratta di un ruolo delicatissimo ed estremamente impegnativo, al punto che sarebbe certamente opportuno occuparsene in via esclusiva.
In merito al ventilato cambiamento del sistema per l’elezione dei membri togati, mi permetto di consigliare al Governo di tener conto delle opinioni dell’Associazione Nazionale Magistrati, anche perché il CSM è l’organo di autogoverno della magistratura e non si può dare l’impressione di volerlo riformare contro i giudici.
Resta il fatto che nel settore giustizia rimangono indispensabili interventi urgenti nell’edilizia giudiziaria, soprattutto al sud, e iniziative adeguate per far fronte alle gravi carenze negli organici del personale amministrativo e all’insufficienza delle dotazioni materiali degli uffici, nonché per conseguire il necessario potenziamento dell’informatizzazione e degli uffici notificazioni.
Ecco, la sensazione ricavata da un primo esame della riforma della giustizia proposta dal Governo è che si tratta dell’ennesimo round dell’infinito duello di Berlusconi con i giudici. In altri termini, appare carente l’incidenza della riforma sugli aspetti che più interessano i cittadini, i quali da anni attendono una macchina della giustizia più rapida ed efficiente e, ovviamente, non sono di certo interessati ai regolamenti di conti di Berlusconi con i magistrati.
*Responsabile Giustizia
già membro laico del C.S.M.