Giovanni Colais*
Era inevitabile, che sull’onda dell’emotività provocata dalla sindrome giapponese, si riaccendesse il dibattito sulla sicurezza delle centrali nucleari. In Italia, dove questa fonte di alimentazione non è presente, si discute anche sull’opportunità di proseguire con il piano governativo di ripristino dei reattori. Dato per scontato che non esiste nessuna certezza, che quanto accaduto oggi non possa ripetersi in diverse modalità nel futuro, anche in Paesi a noi limitrofi, non rimane altro da fare che analizzare razionalmente se l’opzione nucleare nel nostro Paese è o meno una necessità.
La caratteristica strutturale più critica del nostro sistema energetico, è l’elevata dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento delle fonti primarie (essenzialmente carbone, gas naturale e petrolio), pari a circa il 90% del nostro consumo interno lordo.
Questa circostanza pone oggettivamente il nostro Paese in una situazione di estrema fragilità, sia per i costi elevati che per la sicurezza delle forniture, provenendo queste prevalentemente da Paesi a rischio (Algeria, Libia, ecc ). In questa condizione anche una minima contrarietà sui mercati internazionali dell’energia, può produrre forti squilibri sul nostro sistema, sia economici che di certezza di copertura del fabbisogno energetico.
Nel settore di produzione dell’energia elettrica, questa situazione è la causa principale dell’elevato costo del servizio, largamente il più caro d’Europa. Per sopperire a queste carenze e ridurre i prezzi, occorre essenzialmente diversificare lo spettro delle fonti di alimentazione, ampliare e differenziare le aree di rifornimento delle materie prime, migliorare il risparmio e l’efficienza energetica e sviluppare nuove linee elettriche sia interne che transfrontaliere.
Nel corso degli ultimi anni, dando per scontata l’impraticabilità dell’opzione nucleare, si è provveduto ad un significativo rinnovamento ed ampliamento del parco di generazione elettrica, determinando un miglioramento dei rendimenti delle centrali ed un forte spostamento dei mix dei combustibili utilizzati a favore del gas (attualmente al 60%). Contemporaneamente si sarebbe dovuta favorire la crescita degli impianti di rigassificazione, consentendo così una reale diversificazione dei luoghi di fornitura del gas, questo non è stato fatto, se non parzialmente, con la costruzione di un unico impianto nel Veneto.
I cambiamenti climatici favoriti dall’effetto serra, hanno spinto la comunità internazionale e particolarmente quella europea a perseguire una forte crescita degli impianti a fonte rinnovabile. Anche in Italia questo è avvenuto, seppure in maniera disordinata ed esagerando sulla consistenza degli incentivi.
In questo contesto viene inserita la svolta governativa a favore del nucleare. Il target è quello di arrivare al 25% di produzione entro il 2030. Un investimento di decine di miliardi di euro, per un risparmio massimo ottenibile sulla fattura elettrica valutabile tra il 5 ed il 10 per cento. Per perseguire questa finalità, dato che di soldi ce ne sono pochi, occorrerà stoppare altri investimenti, quali rinnovabili e energia tradizionale. Oltretutto gli impianti nucleari, una volta in servizio, usufruirebbero della cosiddetta “priorità di dispacciamento”, che gli garantirebbe la certezza dell’immissione in rete della loro produzione, senza passare per la competizione del mercato elettrico. Inoltre a questi produttori nucleari occorrerà garantire la sicurezza del ritorno del loro investimento e questo non potrà che realizzarsi fissando prezzi di cessione dell’energia certi, superando così concorrenza e mercato.
Per concludere, sulla base di considerazioni squisitamente economiche, la scelta del nucleare non garantisce nessun ritorno positivo per il Paese. Una riduzione della bolletta elettrica dell’entità sopracitata, potrebbe raggiungersi immediatamente, liberalizzando veramente il mercato elettrico ed eliminando contributi impropri, ma di questo ne potremo parlare in successive puntate. Sul fronte della sicurezza degli approvvigionamenti, allora sì, quella del nucleare garantirebbe una certezza maggiore, ma ne vale la pena?
* responsabile Energia