Avanti della domenica

N.9 del 13 marzo 2011

Il socialismo è tricolore
Alberto Benzoni - Libertà e diritti per tutti
mercoledì 9 marzo 2011

Alberto Benzoni

Il 1861, anno della proclamazione del Regno d’Italia, è anche l’anno in cui Garibaldi, appena qualche tempo dopo la conclusione dell’impresa dei Mille, riceve da Lincoln l’invito a partecipare con un ruolo di primo piano, alla lotta del Nord contro il Sud schiavista; offerta che sarà fortemente tentato di accettare.
Il 1870, che vedrà l’entrata dell’Italia a Roma, è anche l’anno in cui lo stesso Garibaldi combatterà, a fianco della nuova Francia repubblicana, una delle poche battaglie vittoriose contro l’invasore tedesco.
Non stiamo rinvangando le vecchie glorie dell’Eroe dei due mondi. Stiamo parlando, se permettete, di internazionalismo. E cioè dell’idea, semplice ma profonda, che la lotta dei democratici dell’Ottocento per l’indipendenza della propria patria abbracciava idealmente tutti i popoli del mondo; che, insomma, la fusione tra popolo, nazione e democrazia poteva realizzarsi e crescere in questo o quel Paese solo se si estendeva in prospettiva, a tutti gli altri. E che per questo obbiettivo occorresse lottare insieme. Ancora, nella “rozza”concezione di Garibaldi, il principio di inclusione valeva non solo per le nazioni, ma anche per le classi; quanto bastava per dare il suo nome, senza aver bisogno di leggere Marx, alla progettata internazionale socialista.
Un messaggio che vale anche per l’oggi. Non a caso, allora, i socialisti che si riuniscono a Roma, in piazza San Giovanni, dedicano una particolare riflessione al tema dell’immigrazione come vera e propria “cartina al tornasole”dello stato di salute della nostra democrazia. E lo fanno in netta contrapposizione con quanti pensano che i nostri diritti e il nostro benessere possano essere difesi solo chiudendoci al mondo esterno; considerando minaccioso e potenzialmente nemico chi aspira a venire da noi per esserne partecipe.
Per “partecipare” occorre vivere in un’ottica di cittadinanza, con i diritti e i doveri che ne derivano. Ma quest’ottica si costruisce se si ricostruisce una società e uno Stato: una società costruita su legami concreti di solidarietà; uno Stato garante della libertà di tutti e non sostegno dell’arbitrio di pochi.
E’ lo Stato che sognavano gli uomini del Risorgimento e di cui era simbolo insostituibile Roma capitale. Un centro che garantisse il superamento delle pulsioni localistiche; il punto di riferimento indispensabile per costruire uno Stato all’insegna della “libera Chiesa in libero Stato”. Anche qui, un obbiettivo da riconquistare…