Marco Di Lello
“Purtroppo s’è fatta l’Italia, ma non si fanno gli italiani”: ci sono diverse versioni del pensiero di Massimo d’Azeglio, ma a distanza di un secolo e mezzo appare sempre straordinariamente efficace la rappresentazione di una dicotomia tra l’Unità politica e quella sociale nel Paese dei campanili.
Una dicotomia che ha portato il parlamento italiano, in questi mesi, ad approvare provvedimenti tali da alimentare divisioni mai sopite in tutti questi anni: forse perché qualcuno avrà pensato che dopo un secolo e mezzo di Unità era venuto il momento di tornare a dividerlo questo Paese...
Ed ecco così prender sempre più forma un processo di attuazione del federalismo fiscale (l.42/09), che, inserito in uno scenario di crisi sempre meno sostenibile della finanza pubblica (118% di debito rispetto al PIL), e di conseguente e necessaria riduzione della spesa pubblica e di crescita molto bassa rispetto alla media Ue (circa l’1% anno) rischia di lacerare ulteriormente un Paese già diviso tra nord e sud, poveri e ricchi, proprietari ed inquilini, lavoratori dipendenti, atipici e disoccupati, giovani ed anziani, laici e devoti.
Sulle politiche sociali la situazione è altrettanto drammatica: praticamente tutti i dieci fondi a carattere sociale che potevano contare nel 2008 su stanziamenti complessivi pari a 2 miliardi e 527 milioni scendono, per scelta del governo, ad 1 miliardo e 757 milioni nel 2009 (-30,4%) e 1miliardo e 472 milioni nel 2010 (-16,2%). Ed a poco più di 538 milioni per il 2011 : una riduzione di tali proporzioni (-78,7% tra il 2008 e il 2011) che avrà come inevitabile conseguenza la cancellazione o il ridimensionamento di una moltitudine di iniziative e servizi.
La promessa, più o meno esplicitata,di garantire più risorse per le Regioni del Nord difficilmente potrà essere mantenuta se non sottraendole a quelle del mezzogiorno, ovvero ancora attraverso una consistente riduzione dei LEP, i Livelli essenziali delle prestazioni, minando alla base la coesione e la tenuta dell’unità nazionale, la garanzia (art.117 lett. m Cost.) su tutto il territorio nazionale di livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.
Ma se si parla di fisco regionale senza che ci siano i LEA non si è in grado di stabilire il fabbisogno delle Regioni. Se non si tiene conto della diversa conformazione delle Regioni, della diversa popolazione e del conseguente diverso fabbisogno non si farà altro che congelare l’insostenibile divario tra Nord e Sud del Paese.
Salutata dalla Lega come una svolta epocale la scorsa settimana il parlamento ha licenziato il Decreto sul fisco municipale in cui, viva l’Unità, rimane la riduzione complessiva delle risorse attribuite ai comuni, si evidenzia un’autonomia tributaria sbilanciata sui non residenti e una redistribuzione del carico fiscale molto discutibile, che non va incontro alle famiglie e aumenta la tassazione sulle imprese, con la introduzione della cedolare secca che favorisce i redditi più alti e lascia a bocca asciutta l’esercito degli inquilini.
Non occorre dunque essere dei veggenti per prevedere che in assenza di una giusta politica di perequazione gli squilibri territoriali aumenteranno, perché è fortemente sperequata la distribuzione territoriale delle basi imponibili.
E’ in questo scenario che festeggeremo il 150° dell’Unità, con le ricche regioni del Nord contro il Sud “sprecone, con il mondo sindacale diviso come non mai, CGIL da un lato e CISL e UIL dall’altro, con i lavoratori Fiat che neanche si salutano la mattina, con il mondo laico in subbuglio per l’approvazione (prossima) di una legge sul fine vita che, scritta dal Vaticano, segna la fine della vita autonoma del parlamento italiano a 140 anni dalla breccia di Porta Pia.
Fosse vivo D’Azeglio, amaramente, toccherebbe con mano quanto ancora da farsi siano gli italiani, a meno che, questo Governo non abbia deciso che è inutile provarci, che si fa prima a dividere l’Italia…