Avanti della domenica

N.9 del 13 marzo 2011

Il socialismo è tricolore
Riccardo Nencini - Ricominciamo dalla scuola
mercoledì 9 marzo 2011

Riccardo Nencini

Il 17 marzo l’Italia si fermerà per ricordare gli uomini e le gesta che l’hanno fatta e unita. Non vorremmo fosse solo una commemorazione fatta di coccarde e frecce tricolori, con l’usuale corredo di retorica insufficiente a ridare slancio a una nazione che ha smarrito la propria missione.
Una recente ricerca demoscopica ha evidenziato che la sfiducia nei partiti è in crescita e che i cittadini sono sempre più disaffezionati alla politica.
I partiti, un tempo luogo anche di ‘educazione civica’ e di formazione delle opinioni, sono considerati a volte con disgusto, mentre al contrario la fiducia più grande è riposta nella massima istituzione, il Presidente della Repubblica. Ho sempre pensato che quando i sondaggi individuano nel Capo dello Stato l’unica architrave di un sistema c’è di che preoccuparsi. Vox clamans in deserto!
L’unica via per invertire la rotta è la via delle riforme. Negli ultimi venti anni di storia italiana le uniche modifiche al sistema politico-istituzionale prodotte dal Parlamento hanno riguardato la sola legge elettorale: tra pastrocchi e porcellum, i risultati sono sotto gli occhi di tutti e sono risultati tragici.
Avremmo dovuto cogliere nel 150° anniversario dell’Unità un’occasione per azzerare tutto e ripartire, con un’Assemblea costituente che ridisegnasse l’architettura dello Stato e scrivesse nuove regole condivise. Perché l’Italia di oggi è un Paese turbato, umiliato da una maggioranza irresponsabile e inadatta a governare, perché il nostro sistema economico è fragile, perché il futuro è garantito solo a chi ha ormai troppo passato.
C’è un pezzo d’Italia che va a doppia velocità rispetto alla classe politica. Sono i giovani e i giovanissimi: istruiti, informati, più consapevoli e maggiormente responsabili, ma senza diritti e senza voce. Gli studenti che hanno protestato in questi mesi contro una riforma della scuola e dell’università giudicata fallace lo hanno fatto perché nessuno li ha ascoltati, perché si sentivano esclusi da decisioni che li riguardavano. Bocciati dal futuro.
Alla scuola, laica e pubblica, dobbiamo restituire la dignità e l’autorevolezza che ne ha fatto il principale strumento di costruzione dell’unità nazionale. La scuola ha insegnato a parlare la stessa lingua a tutti gli italiani, ha contribuito a diffondere i valori democratici e repubblicani, ha formato la nostra identità di popolo. Potrà e dovrà essere il luogo deputato a realizzare integrazione tra vecchi e nuovi italiani in una società sempre più complessa, sfaccettata e multiculturale.
Dobbiamo difenderla non come un tempio sacro e intoccabile, ma contribuendo a rafforzarne il ruolo, a migliorare la qualità dei programmi, dei docenti e degli studenti, puntando sul merito.
Con una terna di valori da cui passa il nuovo Risorgimento dell’Italia: talento, partecipazione, inclusione. Perché i migliori possano emergere, perché chi resta indietro non sia abbandonato, perché tutti possano essere artefici del proprio destino.