Leonardo Scimmi*
Facciamo eco all’Italiano Inutile di Giuseppe Prezzolini, che già decenni orsono aveva intuito la direzione presa dal nostro Paese, forse per le tare genetiche a lui ben note, ed era emigrato negli Stati Uniti d’America dove insegnava alla Columbia University.
Esiste infatti negli Italiani che vivono all’estero la consapevolezza sorda e tenace di essere inutili, un sottofondo persistente, dovuto forse al familismo, alla cultura nazionale, alla religione recepita sin da piccoli, più che ad un oramai desueto senso della Patria.
La Patria, oggi, non esiste più.
La Nazione anche è un concetto relativo, che svanisce, nel multiculturalismo dei flussi migratori, nel comunitarismo delle legislazioni nazionali, nelle costruzioni giuridico - economiche della Unione Europea.
Ma se la Patria non conta più e la Nazione è superata dalla Unione Europea, se il mondo è un flusso circolare di culture lingue e religioni, perché gli italiani all’estero si sentono inutili?
Forse perché la parola nostalgia è talmente sinonimo di italianità che le altre lingue non la traducono neanche, un popolo nostalgico per definizione quello italiano, attaccato a terra e famiglia più di altri popoli?
Forse.
Oppure è quella consapevolezza di essere tagliati fuori da un sistema che si fonda sulla presenza fisica, sulle relazioni, su una a-professionalità e opacità dei rapporti di lavoro, sociali e politici che rende improbabile un rientro di chi si trova all’estero.
Neanche fosse la emigrazione di inizio secolo, il ventesimo.
Eppure i famosi italiani all’estero, quale potenziale bacino elettorale dopo la Legge Tremaglia, sono corteggiati a più riprese dai Partiti italiani. Invocati quali “cervelli” addirittura, manco fossero tutti Einstein studiosi al MIT o ricercatori nucleari.
La verità è che molti sono lavoratori comuni che per sfuggire alla chiusura italiana, ai tempi biblici, alle corporazioni stantie ed alla gerontocrazia culturale e professionale, si sono imbarcati in avventure di vario tipo all’estero.
Ed hanno acquisito un bagaglio di esperienze e conoscenze che potrebbero essere oggi utili all’Italia.
Solo che l’Italia non è pronta a ricevere questi cittadini: oramai troppo cari, lontano dagli occhi e lontano dal cuore.
Basterebbe un sistema centralizzato di raccolta di curriculum, per dirla con l’efficientista Brunetta, che però si guarda bene dal prendere iniziative concrete.
Altro che detassazione degli iscritti all’AIRE che rientrano in Italia. Sciocchezze burocratiche. Organizzazione, questo serve, data base, indirizzi e – mail, contatto, smistamento, domanda/offerta, secondo metodi efficienti, trasparenti, pragmatici.
Forse questi italiani hanno rinunciato a lottare, forse hanno scelto una via comoda, diciamo cosi, all’estero.
Oppure l’Italia ha perso il passo con la modernità, con la globalizzazione, con la professionalità, con la fusion di culture, lingue, religioni, alle prese come è con una guerra civile ventennale che ha rovinato tutto ed accecato tutti.
*lussemburgo@partitosocialista.it