Avanti della domenica

N.7 del 27 febbraio 2011

Ettore Piergentili - Avvocato. professione o scommessa?
martedì 22 febbraio 2011

Ettore Piergentili

Oggi il giovane praticante avvocato, appena uscito dalla pubblica (senza rating) o privata facoltà di Giurisprudenza non è più tanto colto (per i tempi correnti), di sicuro non è più benestante, spesso è perfino deriso.
Dopo quattro anni - se va bene – di studio matto e disperatissimo, tutta teoria, il giovane entra nel mondo del lavoro, obbligato per legge a svolgere la pratica forense, due anni, nella giungla di un mercato completamente senza regole.
Nessuno infatti è obbligato a retribuire il giovane praticante, né ad assicurarlo contro infortuni né a pagargli la previdenza, che il povero è invece obbligato a pagarsi da solo e che gli frutterà 10 euro al mese fra mille anni.
Il giovane scorrazza quindi con il motorino per le vie caotiche di Milano Roma Napoli e si reca quotidianamente in Tribunale per svolgere pratiche su mandato del suo Dominus – in cui in l’occhio molto malizioso scorge il profilo di un sorridente datore di lavoro – prima di rientrare “a studio” per terminare le sue 14 ore di lavoro quotidiane.
Del resto chi non lo farebbe per un salario - graziosamente concesso dal Dominus – di circa due o trecento euro lordissimi al mese.
Più che un lavoro, una fede; una fede ancora una volta imposta dallo Stato e dalla sua risalente legislazione, mantenuta e garantita da una occhiuta corporazione evidentemente organizzata e potente.
Superata indenne la fase della pratica il giovane praticante affronta lo scoglio dell’esame di abilitazione. Cinque o sei mila pretendenti per anno per città (le grandi); promossi dal 10 al 20%, attraverso una selezione aleatoria, inficiata da dubbi di illegittimità (le commissioni sono formate da avvocati ovviamente molto interessati ad aumentare la concorrenza per la stessa torta), per avere, in fine,  un titolo super inflazionato, che non garantisce guadagni né immediati né futuri.
Il PSI, che è dalla parte dei deboli e dei diritti lesi, dovrebbe lanciare una campagna di sensibilizzazione e raccogliere firme per una proposta di legge che: Preveda il numero chiuso alla facoltà di Giurisprudenza; Regolamenti il praticantato obbligatorio come un lavoro subordinato; Riveda le regole dell’esame per l’abilitazione forense.
Un cospicuo numero di praticanti avvocati e commercialisti sarebbe molto contento di vedere funzionare le regole della democrazia: creare massa critica, essere rappresentati, riformare i sistemi mal funzionanti per il bene di tutti.