Avanti della domenica

N.7 del 27 febbraio 2011

La differenza non passa più ormai tra le categorie classiche della politica, destra e sinistra
Massimo Carugno - Solo due partiti in Italia: ‘ragionatori’ e ‘urlatori’
martedì 22 febbraio 2011

Massimo Carugno*

Il quadro politico italiano si va delineando attraverso schemi che sfuggono alle categorie tradizionali della politica.
L’attuale Italia politica, scaturita dalla pseudo-rivoluzione del ’93, non è stata quel grande rinnovamento, rispetto alla tanto vituperata “Prima Repubblica”, che in molti si aspettavano.
Anzi, proprio i presuntuosi innovatori, sono quelli che, maggiormente, hanno fallito il progetto di rifondazione della politica dandole, oggi, quei caratteri sviliti e triviali di una palestra in cui non si esercita l’arte dell’analisi, dello studio e della soluzione dei problemi della gente, secondo le costituzionali, civili e democratiche regole del confronto tra diversi partiti o schieramenti politici, ma solo una competizione tra chi URLA più forte e più a lungo contro il proprio “competitor” politico e anche istituzionale.
In questo desolante quadro di una politica, ma, ahimè, anche di una società degradata, c’è chi pensa che non si debba discutere se fare le orge in casa propria sia un diritto costituzionale o un reato o se i Giudici di Milano siano o meno degli eversori, ma, piuttosto, si debba ritornare a preoccuparsi di una Italia, sempre più numerosa, che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, che con 10.000 euro ci deve vivere un anno intero, e che ha il problema della casa o quello della disoccupazione.
E chi pensa  che, questo Paese, ha il diritto che, la classe politica, si preoccupi dei suoi immani problemi, e li risolva, sa anche che, tutto ciò, non è attuabile solo cambiando atteggiamento, ma è necessario riformare alcune (non molte per la verità) regole che scandiscono il funzionamento del sistema politico, cancellando la nuova Italia dei “Cesari”, fondata su un bipolarismo teorico e non reale, dove, novelli “Caligola” nominano “senatori” le proprie “giumente”, e ripristinando una Repubblica parlamentare e pluralista dove i partiti con le loro idee, i loro programmi e i, loro modelli di società siano al centro del dibattito, della discussione, delle scelte e delle decisioni.
La nuova dicotomia ormai è tra chi urla e chi ragiona.
Ben sapendo che si rinvengono gli uni e gli altri sia a destra che a sinistra è assolutamente necessario scegliere di stare dalla parte dell’Italia che ragiona senza guardare troppo, per ora, ai vecchi schemi “destra e sinistra” e cercando e offrendo solidarietà tra chi pensa che in questo paese è finita la stagione di urlare contro il proprio avversario  e bisogna immediatamente entrare in quella in cui si avvia la ricostruzione di tutte le categorie più logiche nella politica, nella società, nella cultura, nel pensare e nel sentire comune.
Non è una opzione: è il destino segnato di un partito che resta, unico, nella sua organizzazione, nella professione delle sue idee e dei suoi valori, nelle forme e nei metodi della sua azione politica, ad essere quello che maggiormente è assimilabile alla idea di un partito ragionatore e non urlatore.
Ma non è solo il nostro destino, lo è anche di chi, più grande di noi, pur essendone consapevole, stenta a scrollarsi di dosso i pochi panni rimasti di urlatore per assumere le quelli di ragionatore.
Noi non dobbiamo aspettarli, dobbiamo, anzi, anticipare il cammino e aprire la strada.
*Segretario Regionale Abruzzo