Avanti della domenica

Articoli numero 1 del 7 febbraio

Pia Locatelli - Donne. Sconfitte o solo afone?
mercoledì 19 maggio 2010

Le elezioni regionali sono ormai vicine ed è deprimente dover ancora una volta segnalare quanto poche siano le donne nelle istituzioni, a partire appunto dalle Presidenze regionali, dove solo due donne su venti regioni hanno ricoperto l’incarico in questi anni. Ben venga quindi la conferma della candidatura di Mercedes Bresso (Piemonte) insieme alle candidature per il Lazio di Emma Bonino e di Renata Polverini.
Alla quale si potrebbe aggiungere per il Pdl quella di Anna Maria Bernini in Emilia Romagna. Poche candidature a fronte di almeno 26 possibilità (andiamo a votare in 13 regioni) rappresentano il deserto! Il problema dello squilibrio nella rappresentanza di uomini e donne si pone in tanti ambiti ed in gran parte del mondo, ma risulta particolarmente stridente l’anomalia del mondo della politica, dal momento che in diversi campi, primo fra tutti quello degli studi, le donne hanno dimostrato di saper fare meglio. Ma anche nello sport ci sono casi femminili di “sorpasso”, come nei Giochi del Mediterraneo, dove la squadra italiana ha conseguito 34 ori femminili contro i 30 maschili.
Passi avanti se ne sono fatti, mai progressi sono così minimi che, se anche non ci fosse il rischio di arretramenti, troppo tempo ci vorrebbe per raggiungere un equilibrio che altro non è che un giusto specchio della società.  Ma è altrettanto triste che non si avverta una voce collettiva delle donne e che non emerga un movimento organizzato capace di rivendicare una presenza femminile più equa nelle istituzioni. Ci si chiede allora se questo non significhi il fallimento delle battaglie e dell’impegno delle donne a partire dagli anni sessanta, delle femministe della seconda ondata (le pioniere del primo movimento, quello suffragista, hanno raggiunto l’obiettivo del diritto di voto praticamente in tutto il mondo).
La sociologia ci aiuta nella risposta quando mette in evidenza la differenza tra azione collettiva ed azione sociale. La prima si realizza quando gruppi di persone, in questo caso appunto le femministe, condividendo un obiettivo comune, agiscono collettivamente per il suo conseguimento. Ricordiamo tutte e tutti le manifestazioni per promuovere e/o difendere i diritti delle donne.
L’azione sociale invece è meno vistosa ed è fatta di azioni individuali che vanno però tutte nella stessa direzione. Una sempre maggiore scolarizzazione femminile,il numero crescente nel mercato del lavoro delle giovani generazioni, la maggiore consapevolezza delle donne nella scelta della maternità sono appunto “le azioni sociali” che, con una contraddizione apparente, fanno in modo che la scomparsa delle azioni collettive coincida con un processo positivo di cambiamento culturale nella società. Come se l’energia del movimento femminile e femminista si fosse incanalata in una forma di azione più personale e pervasiva, anche se meno visibile.
Possiamo accontentarci di questo? Mi pare che il meccanismo dell’azione sociale funzioni in quasi tutti gli ambiti meno che in quello della rappresentanza politica, nonostante le dichiarazioni di impegno per il futuro, che sempre futuro resta senza mai farsi presente in atti coerenti. Ancora una volta si attualizza la certezza di essere travolte dalla valanga dei discorsi sull’uguaglianza, come ci testimonia, recidivo, il potente governatore della Lombardia Roberto Formigoni, che si candida per la quarta volta alla Presidenza della regione italiana più vicina all’Europa per l’economia, l’arte, i rapporti internazionali…
Meno europeo il governatore lo è quando diventa l’emblema della misoginia nel panorama politico italiano, per l’assenza completa di donne nella sua Giunta,il prototipo della negazione del ricambio stesso della politica, l’alfiere del paternalismo che all’approssimarsi della scadenza elettorale distribuisce soldi a pioggia, miracolosamente comparsi, sotto forma di contributi individuali, funzionali alla raccolta del consenso.
Possibile che Formigoni sia insostituibile? Possibile che il pur numeroso Popolo della Libertà non sia in grado di esprimere una candidatura alternativa alla sua? Pare di no e d’altro canto questa è la conferma di un fenomeno tipicamene italiano. Considerando che siamo alla 16° legislatura e che gli eletti alla Camera e al Senato per ogni legislatura sono un migliaio, significa che in 62 anni i posti sono stati 16.000, ma sono stati occupati da sole 3.500 persone. Eleggiamo più o meno sempre le stesse persone, e sempre per lo più maschi.
In Lombardia e in Italia le donne devono trovare il coraggio e la passione di “uscire definitivamente dal silenzio”!

*Presidente Internazionale Socialista Donne