Avanti della domenica

N.6 del 20 febbraio 2011

Una lettera pubblicata dal Corriere della Sera sabato 12
Vittorio Craxi - No ad analogie tra il ‘93 e oggi
mercoledì 16 febbraio 2011

Vittorio Craxi

Caro direttore, nell’intervista ad Aldo Cazzullo, Fabrizio Cicchitto - nel sottolineare discutibili analogie fra le vicende del 1993 che portarono alle dimissioni e all’ autoesilio di mio padre Bettino Craxi e l’ attuale vicenda giudiziaria che coinvolge il presidente del Consiglio - ha omesso qualche elemento importante per una riscrittura della storia che non sia piegata a convenienze di parte.
 Anzitutto, tra chi si «squagliò» e prese le distanze da Craxi va annoverato lo stesso Cicchitto che - salvo pentirsene anni dopo - partecipò alla proscrizione del gruppo dirigente craxiano e sostenne nel ‘ 94 la «macchina da guerra» occhettiana. Inoltre, nel gruppo di fuoco a sostegno dell’ inchiesta che spazzò via i partiti di governo un ruolo di rilievo lo ebbe il gruppo editoriale di Berlusconi, che sino alla sua discesa in campo cavalcò senza limiti l’ondata giustizialista.
In definitiva, ognuno sarà «artefice e fabbro del suo destino», ma le analogie fra Craxi e Berlusconi cui spesso si ricorre devono tenere conto delle diverse circostanze e delle diverse biografie.
Il finanziamento illegale della politica, come spiegò mio padre in Parlamento, fu una pratica che conobbe le sue radici e ragioni ai tempi della guerra fredda, e le cui degenerazioni con l’ 89 non furono più né tollerate né giustificate. Si trattò di prassi negative attuate nell’ esercizio di ruoli politici.
Oggi siamo di fronte a vistose offensive giudiziarie, certo sproporzionate, che segnalano però un degrado morale intollerabile della vita pubblica.
 Il Psi, nel ‘ 93, commise l’ errore di non difendere l’ uomo, il leader, ma il corpo dei militanti non giustificava il ricorso alle risorse aggiuntive per la politica. Il Pdl difenda, com’ è giusto, il suo leader, ma non può essere reticente di fronte al malcostume che ha messo in imbarazzo milioni di concittadini.
Per questo penso che sia giunto il momento di andare oltre le singole storie, di scrivere senza omissioni quelle del passato e impegnarci per evitare il declino del Paese.
 Esso non sarà scongiurato da un processo in più o in meno, ma dall’ impegno che ciascuno metterà per esaltare i valori positivi della convivenza civile e difendere le istituzioni e la storia del nostro Paese.
 

Lettera pubblicata dal Corriere della Sera sabato 12 febbraio