Pia Locatelli*
Più di un milione di donne in tante piazze italiane per la manifestazione “Se non ora quando”; tante, tantissime donne e anche una buona presenza maschile ad indicare che quello del machismo nel nostro Paese è un problema che riguarda tutti, uomini e donne.
So che può sembrare assurdo, ma io ringrazio (si fa per dire...) Berlusconi che ha il “merito” di aver fatto emergere, in modo estremo, esasperato - perché l’uomo non ha misura - cosa significa nella vita di un Paese essere portatori, nel suo caso, e vittime, nel caso delle donne, della cultura maschilista e quali sono le conseguenze di questo costume. Il maschilismo è fenomeno trasversale, attraversa gli schieramenti politici e quelle che un tempo chiamavamo classi sociali. Ne sono portatori gli uomini e vittime, a volte conniventi, le donne. Molto spesso è fenomeno nascosto perché ce ne si vergogna. Ma Berlusconi no, lui non se ne vergogna, al contrario, e in questa sua spudoratezza trascina altri ed altre.
Il nostro Paese ha bisogno di sobrietà, di rispetto delle persone e delle istituzioni, ha bisogno delle donne e delle loro competenze... tutti aspetti sconosciuti al nostro Presidente del Consiglio.
Per rivendicare dignità e cittadinanza piena un milione di donne è andato in piazza, e se un milione vi sembran poche...
Chissà se la ministra Gelmini è in grado di capire cosa richiama questa frase, quasi certamente no, anche perché lei di numeri e manifestazioni capisce poco, tant’è che un milione di donne le sono sembrate le poche, solite radical-chic. In piazza abbiamo detto a Berlusconi:
che non siamo né vogliamo essere doni, “il più bel dono che il creato ci ha dato”; che vogliamo essere cittadine con pari diritti e doveri degli uomini; che è ora che questo governo se ne vada perché taglia dove dovrebbe investire: nella scuola, nelle università, nella ricerca; che deve finire lo spreco dei talenti delle donne che si diplomano e laureano più e meglio dei colleghi maschi ma poi meno di una su due ha un lavoro retribuito; che deve andare a casa la classe politica che organizza il family day e non si preoccupa di aprire asili e scuole per l’infanzia, e così una donna su quattro lascia il lavoro alla nascita dei figli; che non ci piace la selezione della classe politica fatta tra le lenzuola e invece vogliamo donne e uomini competenti al governo del Paese e delle nostre città.
E’ ora di dare una spallata a tutto questo, è ora di non essere più timide, fiduciose, obbedienti, a volte ossequienti, in fila, in attesa del nostro turno che non verrà perché sarà sempre il turno degli uomini. Non vogliamo più essere Paese ultimo o quasi in Europa per presenza femminile nelle istituzioni e nel mercato del lavoro, per progressione nelle carriere, per tasso di natalità, per servizi alle famiglie, per investimenti nella ricerca, per crescita del Pil. Siamo stanche di essere noi donne ultime per colpa di altri, uomini. Vogliamo misurarci alla pari: se non ora quando?
In chiusura della manifestazione in Piazza del Popolo Francesca Izzo, a nome del comitato promotore, ha annunciato che l’8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne, saranno indetti gli Stati Generali, per continuare a far sentire forte e autorevole la nostra voce.
*Presidente Internazionale socialista donne