Avanti della domenica

Articoli numero 1 del 7 febbraio

Ugo Intini - Di qui si passa
mercoledì 19 maggio 2010

L’Italia è il caso unico dell’Occidente. E’ l’unico Paese dove manchino partiti radicati nella storia e nella cultura, con un’organizzazione interna solida e democratica. Paradossalmente,il partito più antico è ormai la Lega. E’ l’unico dove manchi in Parlamento un partito socialista fiero del suo nome,pienamente inserito nella famiglia dell’Internazionale socialista e del Partito Socialista Europeo. E’ l’unico dove il bipolarismo sia non una civile competizione tra forze sostanzialmente moderate, bensì una guerra civile strisciante, una rissa confusa e senza fine tra due poli dove l’area dell’estremismo, della irrazionalità o della antipolitica sia non marginale (come nel resto dell’Occidente) bensì determinante: dipietrismo e giustizialismo a sinistra, leghismo e razzismo a destra. L’Italia è l’unico Paese dove manchi una storia condivisa, cemento unificante e radice di qualunque Stato (è questo il tema del mio ultimo libro “Un bambino e la storia”). Al contrario, la ferita della guerra civile 1943-45 non si è mai rimarginata, benchè la Resistenza sia alla base della Repubblica democratica. Lo scontro si è esteso verso il “dopo”, sino alle polemiche sulla distruzione della prima Repubblica provocata da Mani Pulite (le abbiamo viste anche nel decennale della morte di Craxi) e verso il “prima”, addirittura con la contestazione del Risorgimento stesso, base dello Stato nazionale. L’Italia è l’unico Paese dove dal 1979 si parli freneticamente di riforme istituzionali senza farle. La inconcludente - si potrebbe dire - “discussione dei trent’anni”. E’ l’unico dove da decenni impazzi un conflitto tra potere politico e giudiziario. L’unico dove pezzi del territorio siano parzialmente controllati dal crimine organizzato. E’ il Paese dove i salari e i livelli di libertà sostanziale sono i più bassi d’Europa, le differenze di reddito, il gap tra Nord e Sud, l’evasione fiscale le più alte.
L’Italia infine (o piuttosto innanzitutto) è l’unico Paese dove una bomba atomica sia esplosa sul centro dello schieramento politico, abbia demolito le tre grandi famiglie che hanno forgiato l’Europa (socialista, democristiana e liberale) lasciando in piedi, agli estremi opposti gli eredi delle tradizioni anti democratiche emarginate nell’Europa stessa: fascismo, separatismo razzista e comunismo.
Tutti questi catastrofici “casi unici”, come evidente, sono strettamente collegati tra loro, causa ed effetto l’uno dell’altro. In particolare, senza veri Partiti con la P maiuscola, non ci sarà democrazia  funzionante. Senza un vero Partito Socialista non ci sarà una sinistra degna di questo nome e un minimo di giustizia sociale.
L’Avanti! è stato sempre il simbolo e la bandiera di questi due valori (morali e culturali ancor prima che politici): ”Partito” e “Socialista”, entrambe le parole con la iniziale maiuscola, entrambe espressione di un orgoglio profondo.
“Di qui si passa” titolava nel 1896 il fondo del suo primo numero, intendendo che non si poteva evitare di fare i conti con la forza socialista. “Di qui si passa” potremmo dire anche oggi, riprendendo la pubblicazione di un Avanti! che, sia pur piccolo e ridimensionato, è la continuazione diretta di quello che ha lasciato un segno nella storia d’Italia e che, a sinistra, ha sempre avuto ragione. “Di qui si passa”. Non con riferimento, purtroppo, al peso politico dei socialisti, che è quasi scomparso. Ma, questo sì, con riferimento alla loro tradizione e cultura, che resta incancellabile.
Senza passare attraverso di essa, senza fare i conti con esse, la democrazia e la sinistra non supereranno la crisi drammatica. E l’Italia continuerà a essere il caso unico dell’Occidente.