Enrica Rota*
Immaginate di aver bisogno di una trasfusione di sangue e che il medico si rifiuti di farvela in quanto testimone di Geova e obiettore di coscienza. Chiaramente quel medico, coscienza o no, starebbe negando un vostro diritto e perciò verrebbe punito.
Immaginate ora di andare dal vostro medico della mutua e richiedere la pillola del giorno dopo – e che il medico si rifiuti di prescrivervela in quanto cattolico e obiettore di coscienza. Anche in questo caso viene negato un vostro diritto, eppure situazioni simili in Italia si verificano molto spesso, e restano impunite.
In una società democratica e laica il nostro diritto arriva fino a dove non nega quello altrui: è troppo comodo far valere la propria coscienza a scapito degli altri, soprattutto se si è pagati dallo stato, cioè dalle tasse dei cittadini, com’è il caso di un medico della mutua.
Se queste persone davvero tenessero tanto alla loro preziosa coscienza allora dovrebbero avere la coerenza di astenersi dallo svolgere attività che implichino per loro il dover agire contro-coscienza – come in effetti fanno in tutti i paesi laici europei.
Insistendo sul diritto all’obiezione di coscienza i cattolici, come al solito, mischiano ciò che è pubblico con ciò che è privato a tutto scapito del primo, pretendendo di imporre agli altri le decisioni della loro coscienza – questo non è altro che un modo scorretto, prepotente e presuntuoso di “testimoniare la fede”, ovvero di farla subire a tutta la società.
In Italia le pillole abortive e l’aborto sono tanto legali quanto le trasfusioni di sangue, e le leggi dello stato devono sempre avere la precedenza sui dettami delle coscienze individuali – perché se ciò non avviene, non esiste più lo stato di diritto bensì la legge della giungla, dove ciascuno fa quello che gli pare, a tutto discapito del bene della collettività.
*Resp. Reg. Laicità e Diritti Civili PSDI Torino
