Antonio Ghirelli
Il primo problema che occorre risolvere per dar voce a ciò che resta e a ciò che può ritrovarsi del popolo socialista, è la creazione di un centro mediatico capace di proporsi come punto di riferimento nazionale per la resurrezione del movimento.
È il presidente Berlusconi che, per primo dopo la scomparsa di Mussolini, ha capito quale inestimabile valore abbia il controllo dei “mass media” per il consolidamento del potere e cioè per coagulare il consenso popolare intorno all’uomo della ‘Provvidenza’.
Noi non abbiamo fortunatamente lo stesso rapporto ideale con la Provvidenza ma potremmo ancora, nel nostro piccolo, fare qualcosa per gli italiani come è accaduto tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e le prime anticipazioni del Terzo Millennio, – per esempio, su scala mondiale – nel campo dell’emancipazione femminile e della soppressione delle colonie e – in Italia – nelle grandi riforme sociali, dalla sanità allo statuto dei lavoratori, dal divorzio all’aborto, dal welfare alle regioni.
Nessuna delle forze politiche che ci hanno ridotto al silenzio, con la complicità naturalmente dei nostri errori, possiede una visione del mondo paragonabile alla nostra. Per circa mezzo secolo è parso che l’avessero i comunisti, soprattutto quelli di obbedienza sovietica e maoista, ma l’epilogo della loro vicenda, nonostante l’enorme potere di cui hanno disposto, è stato catastrofico: i russi sono tornati pressappoco allo zarismo, i cinesi hanno realizzato un geniale compromesso tra comunismo e mercato che li sta portando a superare gli Stati Uniti in termini di ricchezza produttiva. Ma gli uni e gli altri hanno ormai ben poco da dire al resto del mondo in termini ideali, in coincidenza con il declino morale di un capitalismo che ha dimenticato ogni scrupolo di natura liberale o etica.
In altra parole, il mondo trasformato dalla rivoluzione informatica, ha un disperato bisogno di socialismo democratico ma, almeno in Italia, non ne trova che qualche traccia nel Partito Democratico e nel movimento di Vendola (ma commista ad ambiguità cattoliche o a velleità rivoluzionarie). C’è dunque bisogno di un vigoroso rilancio della nostra iniziativa – si capisce, in capo alla seria elaborazione di un programma adeguato – e non mancano segnali promettenti specialmente nel campo dei giovani e delle donne – ma che hanno bisogno urgente di una sistemazione in chiave organizzativa e mediatica, che consenta di raggiungere i militanti e di orientarli.
La rete può essere uno strumento prezioso a patto che al vertice del movimento vi sia chi è capace di elaborare una linea, un programma, un confronto con le esigenze reali del Paese anziché perdersi nell’insopportabile litania dei confronti e delle polemiche personali sui meccanismi elettorali.
Le Fondazioni e i convegni servono fino ad un certo punto: ci vuole un serio lavoro preparatorio per arrivare ad un congresso nazionale: ci vuole un programma e uno strumento mediatico per farlo conoscere al potenziale elettore. Sembra un sogno, ma può avverarsi.
