Avanti della domenica

Articoli numero 1 del 7 febbraio

Regionali
Gerardo Labellarte - Autonomia, ma nel centrosinistra
mercoledì 19 maggio 2010

Le regionali del prossimo marzo stanno destando un grandissimo interesse, non solo tra le forze politiche ma nella stessa opinione pubblica, tale da far assumere loro una rilevanza paragonabile a quella delle elezioni politiche. Ciò dipende non solo dalla nota tendenza nazionale a drammatizzare qualsiasi elezione. E’ soprattutto il segnale della evoluzione del nostro sistema istituzionale che registra in modo sempre più evidente una trasformazione dei tradizionali rapporti tra governo centrale e regioni tendendo a configurare un assetto federale dello stato che, aldilà delle recenti accentuazioni leghiste con venature secessioniste, risponde in pieno, se correttamente attuato, al disegno costituzionale non centralista fortemente voluto dai socialisti.
Il risultato indirizzerà quindi in un senso o nell’altro la restante parte della legislatura. Ma già la fase della formazione delle liste ha fornito qualche conferma e qualche novità. Il centro destra mantiene immutata la sua fisionomia: un uomo solo al comando, con l’unico condizionamento della Lega nel Nord Italia. Persino nel simbolo che presenterà agli elettori Berlusconi rende chiaro il suo messaggio: le elezioni regionali sono l’ennesimo referendum pro o contro la sua persona. Su questo e solo su questo farà appello al paese. Il centro sinistra si trova in una situazione del tutto opposta.
“Non si capisce chi comanda” ha sintetizzato con efficacia Romano Prodi, che delle cose del PD e del centro sinistra si intende molto bene. Questa affermazione è risultata confermata in pieno nelle contorte e spesso contraddittorie procedure per la scelta dei candidati governatori (ed anche Sindaci) con esiti tutt’altro che scontati in molte situazioni, Lazio e Puglia gli esempi più evidenti. Tuttavia non è detto che questo apparente caos vada giudicato in termini negativi. Al contrario. Innanzi tutto ha segnato la definitiva sepoltura senza rimpianti della sciagurata teoria veltroniana della autosufficienza del PD. Inutile elencare gli innumerevoli disastri dovuti a quella teoria.
Oggi il centro sinistra è certamente più articolato, più ricco, il ruolo di Di Pietro quale alleato-concorrente è ridimensionato e i vari laboratori attivati nelle regioni, compresa la collaborazione con l’UDC, possono rendere la competizione con il centro destra più articolata se non vincente. Tra l’altro il nuovo assetto non ha affatto ridotto il ruolo del PD nell’alleanza, il rischio è semmai quello di tornare ad una situazione simile a quella pre-Ulivo (la Quercia e i suoi cespugli) Quale lo spazio e il ruolo dei socialisti nel nuovo centrosinistra che si va delineando? Intanto credo che il PSI abbia fatto benissimo a valorizzare (e non solo perché il nostro Statuto federalista ce lo impone) il ruolo dei dirigenti socialisti di ogni regione: spetta a loro la competenza e la responsabilità delle scelte finali, pur se nell’ambito di un indirizzo nazionale condiviso.
Questa scelta ha consentito di essere presenti con un ruolo positivo sia nelle coalizioni regionali innovative a guida non PD che in quelle tradizionali, in alcune regioni presentando il simbolo del partito, in altre in accordo con altre formazioni politiche. Il risultato elettorale ovviamente fornirà il giudizio definitivo sulle scelte da noi effettuate sia a livello centrale che locale. Ne discuterà il Congresso Nazionale. Tuttavia fin da ora possiamo dire che dal 29 marzo si avvierà il cantiere del nuovo centrosinistra che dovrà puntare al governo del paese e che in quel cantiere il PSI sarà presente con i suoi uomini, le sue idee, i suoi programmi.