Gerardo Labellarte
Nel suo delirio propagandistico il nostro Governo ha ormai perso ogni freno inibitorio. Berlusconi, e questa non è una novità, non ha nessuna remora a sparare promesse alle quali non crede più nessuno, tipo l’ennesima ripartenza del mitico piano casa o altrettanto fantomatiche scosse all’economia che facciano schizzare in alto il PIL del 4 per cento in un sol colpo. Naturalmente in attesa di cotanto miracolo si sorvola da parte del premier sui dati reali tipo quello, assolutamente drammatico anche se non imprevisto, che l’ISTAT ha diffuso nei giorni scorsi e secondo il quale il reddito delle famiglie italiane si è ridotto nel 2008- 2009 del 2,7%.
Ma la novità è che, in questo clima di parole in libertà, anche il ministro Tremonti, personaggio di solito misurato e sprovvisto della nota faccia di bronzo che caratterizza il suo leader, si è lasciato andare. Ha convocato in fretta e furia una conferenza stampa congiunta con il buon Calderoli, sì proprio lui, l’esperto in porcate, per magnificare un decreto che sarebbe stato giudicato irricevibile di lì a qualche minuto dal Presidente della Repubblica. Nel corso della surreale conferenza il ministro ha definito il provvedimento provvisoriamente licenziato, quello del cosiddetto federalismo municipale, una ‘svolta epocale’.
Va intanto sottolineato che i nostri due statisti si sono affrettati a mettere le mani avanti aggiungendo che gli effetti di tanta svolta si vedranno tra un decennio (cioè quando si potrà addossare i mancati esiti ai nuovi governanti o agli inetti amministratori locali che non saranno stati all’altezza). Ma a parte questo non è dato capire dove risieda questa svolta.
Così come si è pomposamente chiamato ‘federalismo demaniale’ una modesta operazione di decentramento di competenze su una piccola e pressoché improduttiva porzione del patrimonio dello Stato, allo stesso modo piacerebbe sapere cosa ci sia di storico in un provvedimento di aggiustamento della finanza locale, limitato e tutt’altro che innovativo. Il cui unico effetto è quello di riparare parzialmente alle colossali difficoltà create ai comuni da un governo che negli ultimi anni li ha privati sia di buona parte della propria capacità impositiva che dei trasferimenti centrali.
Dove sia la portata storica del provvedimento non si sa, e non escludiamo che il coautore Calderoli non debba un giorno definirla con lo stesso termine col quale aggettivò la sua opera prima. Quello che è certo è che la stessa propaganda delle svolte epocali e delle scosse magiche, se questo provvedimento fosse stato approvato dal centro sinistra, oggi parlerebbe di ‘tempesta di nuove tasse sui cittadini’ e riempirebbe TV e giornali di slogan del tipo ‘la sinistra tassa anche i nostri week end’.
