Più di 500 persone hanno gremito sabato 29 a Milano il Teatro Parenti in occasione dell’Assemblea dei Socialisti del Nord Italia. Grande partecipazione e grande entusiasmo sui quali riflettere, segno comunque di un’attenzione all’attività del partito che ritrova, forse per la prima volta dopo molti anni, il coraggio di esserci “in massa”.
Purtroppo, proprio la necessità di allargare lo spazio dei posti a sedere e consentire a tutti di prendere posto, ha prodotto la caduta di un elemento dell’impianto di condizionamento, producendo panico e qualche ferito. I lavori sono comunque proseguiti regolarmente.
Sui contenuti. Bisogna prendere atto che a distanza di anni, il Nord non hanno tratto alcun beneficio dall’arrivo prepotente sulla scena politica italiana di Berlusconi e della Lega. Il bilancio è disastroso. Promesse non mantenute. Crisi politica, istituzionale e morale. Delle grandi riforme, quella istituzionale, dello Stato, del fisco o della giustizia, non c’è traccia, e la qualità dell’amministrazione locale, non è migliore di prima. Con la nascita della Seconda Repubblica, il Nord è regredito anch’esso. Il suo pragmatismo e la cultura della mediazione politica sono stati schiacciati dal bipolarismo, che si è caratterizzato nel berlusconismo e nel suo semplice contrario, cioè l’antiberlusconismo: due modelli entrambi populisti con la pretesa entrambi di guidare la società dall’esterno delle istituzioni politiche e delle regole.
E’ in questo quadro che anche la questione settentrionale va collocata oggi.
Per il Nord, il venire meno della credibilità del proprio sistema istituzionale, il venire meno delle regole fondamentali che hanno sempre sostenuto gli istituti di democrazia rappresentativa, insieme al venir meno della sua base produttiva, della sua dinamicità, della sua forte capacità di innovazione, del merito, ha rappresentato un dato di drammatiche proporzioni, più rovinoso che altrove, se considerato rispetto al suo punto di partenza. Anche il Nord ha quindi offerto dell’occupazione mano militari della destra e di una sinistra che senza la sponda dei partiti di tradizione laica, liberale e socialista, ha mai rappresentato agli occhi dell’opinione pubblica un alternativa su cui puntare. Questa sinistra, tutta la sinistra, si è lasciata di fatto trascinare nell’antiberlusconismo e nel giustizialismo, e quindi non ha fatto da diga al dilagare del potere della destra.
Che fare oggi? Cosa possono fare i socialisti?
Non abbiamo alternative. Se vogliamo partecipare alla costruzione di una nuova fase politica, che abbia come sbocco la nascita di una nuovo assetto costituzionale, quindi di una nuova Repubblica, dobbiamo porci l’obiettivo di definire, insieme alle altre forze disponibili un progetto credibile di “ricostruzione nazionale”, di ricostruzione del Paese, per “Rifare l’Italia” e ricostruire un Paese normale. Fuori dalla logica del partito di nicchia.
Di fronte al disastro bisogna avere il coraggio di andare oltre al vecchio schema della contrapposizione rigida destra e sinistra. Un progetto aperto a chi ci sta ed anche alle aree moderate di centro. Un progetto necessario, intorno al quale creare le condizioni politiche ed elettorali, non giudiziarie, per battere Berlusconi.
Dentro una alleanza molto larga i socialisti riformisti, distinti dalla sinistra delle parole, quella che sembra più interessata a distruggere i partiti riformisti del centrosinistra e i suoi leader piuttosto che a battere Berlusconi. Lavorano perché la sinistra possa cambiare. Vogliamo dare il proprio contributo per costruire un’area laica e socialista, che si ispira ai valori della libertà e dei diritti, area che da molti anni è senza rappresentanza politica.
“Ricostruire lo Stato” e “Rifare l’Italia” significa tante cose. Al Nord, significa avere un’idea di un Nord che unisce anziché divide, ben sapendo che il nemico peggiore del Nord è un Paese che non compete. Il Nord, per ritornare a crescere, ha bisogno di un’Italia diversa, di uno Stato funzionante, di una diversa classe politica ed ha bisogno di uno Stato in cui il lavoro, tutto, dipendente e autonomo, è condizione indispensabile per lo sviluppo.
Ha bisogno di un sistema Italia più efficiente e quindi anche di un Sud più efficiente e più produttivo.
Ha bisogno di un sistema infrastrutturale adeguato alle esigenze del proprio sistema produttivo, funzionante al suo interno e funzionante verso l’esterno. Ha bisogno quindi di un Sud ugualmente attrezzato ed infrastrutturato per essere porta verso il Mediterraneo per tutto il Paese.
Il Nord, per tornare a crescere come grande area mondiale, inserito nell’Europa, non ha bisogno dell’ideologia egoistica e minoritaria del localismo, quella dell’essere “padroni a casa nostra”, quella dell’intolleranza verso minoranze etniche o religiose.
Naturalmente, per essere più incisivi, dovremo essere sempre più uniti. Quindi riaprire un rapporto sempre più interessante con tanti cittadini socialisti, laici e libertari, anche senza partito o senza rappresentanza politica, perché ritrovino nel PSI, e nello spirito dell’unità dei socialisti, il luogo per avviare una fase nuova.
Dall’Assemblea di Milano, si darà vita al coordinamento dei segretari regionali e provinciali delle regioni del Nord Italia per allargare l’area di influenza dei socialisti nella società e nelle istituzioni, per affrontare al meglio le prossime scadenze, elezioni amministrative e molto probabilmente anche politiche.
Un coordinamento aperto, anche a forze non socialiste e a socialisti non iscritti al PSI.
