Nicola Zoller*
Domenica 30 gennaio 2011 sul giornale “l’Adige” il direttore Pierangelo Giovanetti nel suo editoriale scrive: “Prima delle elezioni anticipate, occorre quindi fermarsi, deporre le armi, guardare in faccia la realtà, portare elementi di riflessione non scatenamenti di offensive o assalti all’arma bianca.
Se l’aria che si respira è quella di un 1943, non dobbiamo arrivare ad un tragico 1945, né alla repubblica di Salò né a piazzale Loreto. Dobbiamo fermarci prima. In nome del Paese e degli italiani”. Sì, dobbiamo essere d’accordo su questo, perché come argomenta Ferruccio de Bortoli sul “Corriere della Sera” dello stesso giorno, “nell’anomalia italiana gli ingredienti più rari sono il buon senso e la misura”.
Ingredienti - dobbiamo altrettanto ammettere - che non solo ora ma ormai da 20 anni sono venuti meno. Ricordate il cappio per gli impiccati sventolato dalla Lega in Parlamento per abbruttire la situazione? E che poi effettivamente più di venti inquisiti finirono per morire suicidi? Ricordate gli ex-neofascisti inscenare gazzarre in pieno Parlamento senza che si potesse porvi freno? E le Tv berlusconiane – Canale 5 col cronista Pamparana in testa e la Rete 4 di Emilio Fede – stabilmente appostate davanti alla Procura di Milano per mettere alla gogna gli indagati, tanto che Berlusconi finì poi per chiedere all’allora pm Antonio Di Pietro di fare il Ministro degli Interni? E ancora: ricordate la rivolta popolare contro il finanziamento pubblico dei partiti che portò negli anni ’90 all’abolizione di detto finanziamento per via referendaria? Finì anche qui – con l’accordo di tutti i “nuovi potenti” e in spregio al voto popolare dapprima tanto osannato per “far fuori” i “vecchi” partiti inquisiti e poi sbrigativamente dimenticato – con la moltiplicazione addirittura per cinque volte di detto finanziamento attraverso la formula del “rimborso” conteggiato sui voti raccolti dai vari gruppi parlamentari.
Insomma l’uso politico delle vicende giudiziarie non è cominciato su un solo fronte politico, anche se è stata purtroppo la sinistra a delegare stabilmente alla magistratura il compito di affrontare per via indiretta problemi di natura politica. Da tempo comunque – da una parte e dall’altra dei due poli parlamentari – si è continuato a ignorare il dovere della riflessione, della misura, del buon senso come invocati dai citati direttori.
Il problema fondamentale è che nei due poli politici attuali alberga un personale politico ancora troppo insensibile alle regole del confronto democratico, alla virtuosa attenzione delle procedure parlamentari, alla costruttiva protezione delle istituzioni repubblicane, al paziente rispetto dell’avversario politico, che non dovrebbe essere un nemico da abbattere o da far sparire ma un competitore da affrontare – lo ripetiamo – con riflessiva misura e buon senso per poter prestare la maggiore e giusta attenzione alle cose utili da fare per la comunità nazionale e locale.
Non che sotto la “prima Repubblica” le cose andassero a meraviglia, tutt’altro. Ma almeno due cose dovrebbero essere riconosciute a quella lunga stagione, prodotte con l’apporto di tanti protagonisti, di maggioranza e d’opposizione: l’accesso popolare più largo all’istruzione e agli studi superiori, con l’introduzione della scuola media unica; e il fatto – come documentato da uno dei più valenti economisti internazionali che l’Italia abbia avuto, il prof. Carlo M. Cipolla – che il “reddito nazionale cresciuto di cinque volte dal 1950 al 1990 ha collocato l’Italia fra i paesi a più elevato tenore di vita del mondo”.
Gli attuali partiti dominanti – di un fronte e dell’altro - rischiano di essere inadeguati al compito della rappresentanza democratica. E’ inutile piangere sul latte versato in questi anni, ma ritornare ora ai principi della Costituzione repubblicana, ad un sistema politico che valorizzi il confronto delle idee rispetto alle risse, ai partiti collettivi anziché al personalismo di vertice ed ai suoi inverecondi corollari, all’equilibrio dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario piuttosto che alle reciproche invasioni di campo, sarebbe la cosa più normale da fare, che diventa purtroppo la più difficile nell’anomala, facinorosa situazione italiana.
*Segretario Psi del Trentino-Alto Adige