Giovanna Miele
Comunque la si giri in questa nostra Italia di una cosa solo si parla: “Ruby e i festini del Premier”.
E’ come se ci fosse la volontà di mettere in funzione un processo di rimozione capace di negare la crisi economica, produttiva e sociale che sta attraversando il nostro Paese. E agli effetti che essa riverbera, spesso drammaticamente, sui singoli, sulle famiglie, sulla collettività. Sta di fatto che tutto si è focalizzato intorno al puro aspetto scandalistico.
Si ha la sensazione che nessuno analizzi fino in fondo i risvolti negativi che il fenomeno al quale stiamo assistendo può produrre su una categoria sociale che di per sé, oggi più che mai, appare destabilizzata e fragile: le giovani e i giovani.
La precarietà, l’ansia del futuro pesa su di loro come un macigno insopportabile.
In questo contesto è giusto chiedersi: quali effetti potrebbero avere su di loro modelli di vita altamente discutibili, come quelli offerti dalla più alta carica di Governo?
Modelli che insegnano loro come ci siano scorciatoie molto più semplici e remunerative rispetto ad un lavoro che quasi mai si trova, e se lo si trova quasi sempre è precario. Modelli che offendono tutti quei giovani che, con grande sforzo, cercano di sopravvivere a tutte le vicissitudini di una società che offre loro poche risorse ed opportunità. E che, tuttavia, continuano a lottare con dignità e perseveranza.
Ora il punto è capire ed analizzare come si sia giunti ad una società che in tutti i suoi aspetti - nel corso degli anni - ha sempre favorito la proposizione della prevalenza dell’apparire, piuttosto che dell’essere.
Siamo circondati da tutte le parti da messaggi fuorvianti, a partire da quelli televisivi, che quotidianamente propongono modelli di vita che – falsati dal virtuale - non trovano riscontro nella dura realtà quotidiana. E che continuamente propongono lo “ spettacolo” di una parte del mondo giovanile che piuttosto che difendere i suoi valori e la sua immagine interiore, rincorre facili successi e facili guadagni non esitando, per raggiungerli, anche di accettare compromessi che ledono di fatto la loro dignità. Purtroppo questa tendenza non sempre viene contrastata dagli adulti. Da chi dovrebbe essere per loro modello di vita ed esempio da imitare. Stanno diventando troppi anche i genitori che credono che le strade del facile successo possano costituire il migliore viatico per il futuro dei loro figli.
Di sicuro nessuno rimpiange i tempi delle restrizioni, della severità o addirittura dei “padri padroni”. Ma certamente non è commendevole che agli eccessi del passato si risponda con gli eccessi opposti del presente, che – come è stato autorevolmente affermato- “lasciano sgomenti”.
E’ questa la società che vogliamo offrire ai nostri giovani? Io penso proprio di no.
Le notti di Arcore rappresentano una matassa che dovrà dipanare la magistratura.
I modelli, i messaggi, gli orientamenti per il destino dei nostri giovani sono problemi che riguardano la Politica.
Questa è la frontiere che noi socialisti dobbiamo traguardare, per rispetto alla nostra storia, ma anche e soprattutto per i nostri doveri del presente.