Avanti della domenica

N.4 del 6 febbraio 2011

La crisi del berlusconismo
Bobo Craxi - I rischi di una ricetta emergenziale
mercoledì 2 febbraio 2011

Bobo Craxi

In Italia dal 1993 in poi ogni fase politica (fatta salvo le breve parentesi dei governi Prodi dal 1996 al 1998 e quella del governo Berlusconi dal 2001 al 2005) ha conosciuto una instabilità che presto si è presto trasformata in una condizione di emergenza democratica.
Il valore enfatico dell’emergenza naturalmente segna sul piano politico ed anche sociale e financo antropologico il campo degli schieramenti che per inerzia si è trasformato in bi-polare , anche il tentativo e lo sforzo di creare le condizioni di un terzo polo centrista si scontra con l’anomalia di partenza del sistema politico italiano che non è soltanto segnato dalla presenza di Berlusconi ma piuttosto dall’assenza di forze politiche ispirate dalla medesima cornice dei valori e tradizioni che tracciano la politica in tutto il continente Europeo.
La fase che viviamo è segnata da instabilità interne ed internazionali, la crisi morde , la politica fragile subisce le conseguenze della crisi cedendo ampie quote della propria sovranità a poteri esterni al controllo democratico, quali istituti di credito bancario, agenzie di rating, borse continentali ed extra-europee, per questa ragione il conflitto nel cortile di casa e lo scontro portato su terreni differenti dalle grandi sfide del nostro tempo, rappresentano la scorciatoia più semplice per non occuparsi dei problemi reali.
Con la fragilità dei partiti, e la debolezza dei sindacati, la grande forza di persuasione è scivolata nelle mani di poteri incontrollabili e forti della propria autonomia di movimento e di azione quali l’informazione e il sistema giudiziario che rappresentano l’unico reale contrappeso alla maggioranza di Governo e si assumono via via sempre di più sulle spalle la missione “salvifica”di determinare il cambio di regime. Un’alleanza costituente che abbia un segno politico può evitare questo stato di cose.
La proposta di un’alleanza costituente se da una parte segna lo stato di necessità in cui questo Paese si trova a dover far fronte per voltare pagina e promuovere nuove basi nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia per una nuova e più solida democrazia, dall’altre si espone al rischio di un fronte ampio disomogeneo e condizionato dalle spinte più estremiste che non sono affatto scomparse nel campo dell’opposizione di sinistra.
Affidare al solo PD, peraltro attraversato da gravi instabilità interne e da mancanza di chiarezza politica su tanti terreni della vita politica e sociale, la guida di questa traiettoria politica d larga convergenza unitaria può essere un rischio. Al di là delle buone intenzioni l’esercizio dell’egemonia è uno dei tarli ereditari che la grande forza dell’opposizione ha conservato; di contro esiste una possibilità e cioè che le minoranze laiche schiacciate dal ritrovato incontro degli eredi delle due chiese politiche italiane ritrovino il loro spazio politico precipuo.
I socialisti non devono mostrarsi ostili ad una prospettiva di rilancio e di riforma costituzionale del nostro Paese ma parimenti non devono farsi confinare nel ruolo dei pronubi del neonato patto che affonda le sue radici nel tanto celebrato compromesso storico madre di molti danni causati al nostro Paese.
Per questa ragione è necessario sostenere un’ipotesi di alleanza costituente nel caso precipitino gli eventi, mantenendo il carattere autonomo e aperto di una iniziativa politica che punti a ridisegnare il terreno della politica italiana seguendo il tracciato bene ordinato delle moderne democrazie europee.