Più di duemila. Accorsi spontaneamente da tutta Genova alla Sala Chiamata dove un tempo i portuali si radunavano per lavorare. Questa l’immagine che mi si è parata davanti andando ad ascoltare Nichi Vendola. L’Oratore. Gli ultimi sondaggi spiegano che un quarto dei voti previsti per Sel (8,2%) vengono dall’area del non voto. Ne è dimostrazione la sala gremita di facce sconosciute a chi fa politica. Eccetto l’appoggio a Marta Vincenzi (PD) per il secondo mandato di Sindaco, che ha provocato perplessità in alcuni, è stato apprezzato in toto dalla platea.
Chi ha fotografato meglio il modello mediatico Vendola è stato Pino Pisicchio: “E’ la tecnica del dire cose usuali con lessico spiazzante, carico di iperbole e ossimori. Il target è un popolo di sinistra orfano di eroi, di miti e di narratori, alla ricerca di sogni con dentro almeno un poco di profumo comunista. E’ una narrazione suadente, che avvolge il suo destinatario come in genere avviene per il turista mordi e fuggi con un fugace attraversamento del museo d’arte moderna: non capisce granché, ma è così bello poter dire d’esserci stato!” Infatti quel lessico, nonostante sia incomprensibile per un operaio medio, affascina l’uditorio come nessun’altro leader è in grado di fare, eccetto forse Berlusconi. Ecco perché Vendola vincerà le primarie. Certamente rappresenta l’unica prospettiva vincente del centro sinistra, ma dovrà dimostrare che oltre a belle parole è in grado di fare buona politica. Ciò che più ho apprezzato di lui è il richiamo all’attenzione per il berlusconismo come fenomeno culturale. Nostra missione è sconfiggere la cultura cancerogena che il premier ha creato e che permarrà una volta scomparso Berlusconi.
Altro punto, Vendola si definisce ormai ex comunista nonostante citi Berlinguer, ma per necessità di uditorio; ha elogiato in varie occasioni il riformismo socialista e l’operato di Craxi, il destino ha posto nelle sue mani la possibilità di scardinare l’assurdità del PD una volta per tutte, per costruire qualcosa di socialdemocratico. Ha sottolineato più volte che Sel è un partito ‘liquido’, provvisorio per così dire. Infine dovremmo chiederci come mai noi, Verbo del riformismo e ormai unici eredi dell’Internazionale, siamo allo 0,8% e un partito neonato, con fragili fondamenta ideologiche, all’8%. Forse qualche volta è più saggio mettere da parte l’orgoglio ed il purismo, o l’ambizione di una poltrona, e tentare la sorte in un progetto che poteva, ma può ancora essere, un futuro coraggioso.
Matteo Pugliese