La via dei riformisti eretici
Da Livorno ad oggi, la solitudine del riformismo ha fatto sì che la sinistra in Italia si sia presentata spesso agli elettori in coalizioni di taglio radicaleggiante. Coalizioni andate incontro a brucianti sconfitte.
E’ successo nel 1948, nel 1994 e nel 2008 (non voglio ricordare né il biennio rosso né la vittoria del 2006 trasformatasi in repentina sconfitta): programmi contraddittori, alleanze sbilanciate, poco coese e quindi poco credibili. Al contrario, quando le forze riformiste si sono alleate e presentate agli italiani con un progetto forte e responsabile di cambiamento la vittoria è arrivata: mi riferisco al 1963, con il centro-sinistra di Nenni, al 1983, con il riformismo innovatore di Craxi e al 1996, con l’Ulivo di Prodi.
Le scissioni e le faide della sinistra del secolo scorso vanno rapidamente consegnate ai libri di storia assieme ai tanti massimalismi troppe volte accarezzati, e per farlo occorre costruire un’alternativa nella quale gli italiani possano riconoscersi.
La vera rivoluzione non è nell’associarsi con chi urla di più ma nel rappresentare innovazione; è nel presentare con mitezza, rigore e determinazione un nuovo portolano in cui si coniughino le questioni nel cuore delle persone con risposte efficaci: premiare il merito più dell’anzianità; dare pari diritti chi è in regola con le nostre leggi e sposa la Costituzione; tutelare i lavoratori precari e le diverse forme di famiglia, proteggere i più anziani e non solo la società di mezzo; investire sui giovani, di idee e di età; riformare il sistema fiscale, per aiutare le imprese e chi produce; combattere l’illegalità economica e l’evasione fiscale ad ogni livello; vivere in città sicure, pulite e a misura d’uomo.
Al congresso di Livorno, Filippo Turati ammonì i compagni comunisti che abbandonavano il teatro Goldoni che la via del riformismo sarebbe stata l’unica percorribile. Fino ad oggi è stata la via degli eretici: è il momento di invertire la rotta.
Tagli per tutti, ma non per la Chiesa
Abbiamo un debito pubblico altissimo che continua a crescere, un tasso di sviluppo tra i più bassi d’Europa, tagli a pioggia che colpiscono pesantemente la popolazione meno agiata, i giovani, la scuola, la sanità e le forze dell’ordine, eppure ci consentiamo il lusso, come ci hanno informato i giornali, di continuare a finanziare le attività commerciali, perché altro non sono, della Santa Sede con l’esenzione dall’Ici, e domani dalla nuova Imu, su ospedali, scuole private, alberghi e altre strutture che tutto sono meno luoghi di culto. Un affare che vale un paio di miliardi di euro, e che si cumula al miliardo che già spendiamo per gli insegnanti di religione, all’altro miliardo che arriva dall’8 per mille e ai mille rivoli di denaro pubblico sotto forma di esenzioni e finanziamenti a pioggia, per un totale complessivo stimato in 8 miliardi di euro.
Ma dall’altra parte del Tevere non ritengono sia giunto il momento di fare anche loro qualche risparmio? Forse il governo pensava in questo modo di comprarsi il silenzio del Vaticano così come una volta si compravano le indulgenze. Evidentemente però il caso Ruby questa volta è proprio indigeribile.
Un'area laico-riformista per delusi Pdl
“Organizzare l’area laico-riformista anche per offrire un approdo a quella parte di elettori, militanti ed esponenti del Pdl che stanno aprendo gli occhi sulla realtà del berlusconismo”.
E’ il progetto che Riccardo Nencini ha illustrato a Pierluigi Bersani, nel corso di un lungo e cordiale incontro che si è svolto giovedì 20 presso la direzione del Pd.
Bersani e Nencini hanno convenuto sulla “gravità di una situazione che mentre vede il nostro Paese toccare due record negativi, quello della crescita del debito pubblico e del tasso più basso di sviluppo, si trova ad avere un esecutivo sempre più indebolito dalla manifesta incapacità del presidente del consiglio a governare, nonostante abbia goduto della maggioranza parlamentare più solida che ci si mai stata dal dopoguerra a oggi, e dal peso schiacciante di un insopportabile conflitto di interessi che si sta saldando a un imbarazzante stile di vita personale. Gli ultimi avvenimenti consiglierebbero al Presidente del consiglio di rassegnare le dimissioni per chiarire nelle sedi appropriate i fatti che gli vengono addebitati e per alleggerire il Paese di un fardello che non merita di sopportare”