Damiano Potì
Stanno prevalendo posizioni “massimaliste” nel confronto-scontro tra le forze politiche a livello nazionale, con riflessi ovviamente in periferia.
Occorre uno sforzo di riflessione e di ricerca di convergenze più equilibrate, consone ad un paese normale.
Ancora una volta la legge elettorale è tra le priorità, e potrebbe essere rimessa in discussione, solo che Casini colga questa occasione per cercare di renderla più ragionevole in cambio di una sua “disponibilità a collaborare”, senza irrigidimenti pregiudiziali.
Già è stata respinta la richiesta di dimissioni preliminari di Berlusconi, “prima di avviare trattative”. Il Cavaliere ha preferito la “conta”, con accaparramento di nuovi voti, discutibili quanto si voglia, ma che gli hanno consentito di evitare la sfiducia. E’ inutile insistere, anzi conviene a Casini condizionare l’eventuale sostegno al Governo ad una riforma elettorale più equilibrata.
Come ho osservato in un mio precedente intervento (n.16 del 30 maggio 2010), è necessario fare chiarezza su alcuni punti preliminari ed essenziali: la democrazia dell’alternanza non è necessariamente bipolare, anzi è spesso tripolare (lo dice uno dei maggiori politologi, Giovanni Sartori). In Francia c’è la così detta quadriglia bipolare e finanche in Inghilterra, con il maggioritario uninominale, può esserci una parte dell’elettorato (terzo polo) che non è ancora progressista, ma non si sente conservatore, che difficilmente raggiunge la maggioranza, ma può avere tale consistenza, da non consentire a ciascuno degli altri due poli di prendere la maggioranza assoluta con autosufficienza di seggi parlamentari. Di conseguenza è inevitabile addivenire ad un Governo di coalizione (a due ), col tacito impegno di assegnare il premier al Partito di maggioranza relativa. Secondo punto: non si deve pretendere pertanto che la maggioranza di governo debba necessariamente e solamente scaturire dal voto; se così non sarà è bene che il Partito (o coalizione) di maggioranza relativa esprima il premier (di solito già indicato sulla scheda, con una forzatura, data l’assenza di una norma per l’“elezione diretta”, come per Regioni, Province e Comuni con più di 15.000 abitanti). E’ ragionevole che la maggioranza “si completi” dopo il voto, possibilmente con due Partiti. Terzo, le primarie possono tenersi all’interno dei Partiti per individuare il Segretario, ma non ha ragion d’essere per le “coalizioni” specialmente se formate da un’assieme di piccoli e grandi Partiti.
Per il sistema di elezione, per il 50% si potrebbero lasciare Liste bloccate e per l’altro 50% adottare collegi uninominali proporzionali.
Analogamente potrebbe avvenire per il Senato, mantenendo, come dice la Costituzione, l’ambito regionale. Tra l’altro ciò costituisce un altro elemento di moderazione e di coerenza allo spirito del “federalismo fiscale” solidale. Come il PSI ha sempre sostenuto :”Regionalismo spinto ai limiti del federalismo”.
Un accordo in tal senso darebbe a Casini un rilievo enorme, sia per l’oggi che per il futuro. La sua eventuale adesione al centro-destra non gli precluderebbe di mantenere rapporti politici con il Centro (Rutelli ed altri ) con cui potrebbe, ad esempio, concordare le suddette modifiche elettorali.
Scongiurate le elezioni anticipate, si potrebbero affrontare con analogo spirito, tutte le altre riforme di cui il paese ha bisogno.
Il candidato Premier è giusto che si “ scelga” attraverso un negoziato tra i Partiti della coalizione, in cui dovrebbe prevalere il criterio di “opportunità”, cioè di una più concreta possibilità di vittoria.’
Nel sistema francese, a due turni, il primo può configurarsi come “primarie”, il secondo come accordo di opportunità; la eventuale desistenza ad esempio del primo arrivato in favore del secondo è segno di elasticità (di non rigidità ) ed applicazione del predetto principio.
Con queste premesse non ha senso insistere sul bipolarismo forzoso, che porta spesso a rotture traumatiche e, data la maggiore animosità dei contendenti, rende pressocchè impossibili governi di larghe intese per affrontare situazioni nazionali particolarmente gravi.
Tornando alle modifiche, anzicchè prefigurare un paletto del 40% per avere diritto al premio di maggioranza (variabile ed eccessivo), che in questo caso con la Legge vigente (Porcellum) sarebbe del 15%, occorrerebbe decisamente puntare alla ridefinizione di tale premio, fisso e moderato, ad esempio del 5-10 %.
Con l’introduzione ovunque dello sbarramento del 4% c’è già un avvicinamento al sistema tedesco, da molti auspicato al centro (Casini) ed a sinistra (gran parte del Pd, Psi,ecc. ), basterebbe limitare, come predetto, il premio di maggioranza (fisso), con un massimo del 10%, per tener conto delle posizioni del Pdl. Si arriverebbe a tale sistema, che ha dato tanti buoni risultati in Germania, con un premio più consistente (10%), rispetto a quel minimo che già c’è (1-2 %, riveniente dalle Liste non ammesse causa dello sbarramento).