Avanti della domenica

N.2 del 23 gennaio 2011

Benedetto XVI in guerra contro il modernismo
Stefano Bettera - L’assedio del papa crociato
mercoledì 19 gennaio 2011

Stefano Bettera

Nessuna deroga sulla laicità e condanna completa dell’omosessualità e delle coppie di fatto. Fine del dialogo interreligioso woitiliano. Assalto a tutto campo alle istituzioni italiane sui temi dell’educazione, della famiglia. Silenzio, se non compiacenza verso i discutibili atteggiamenti di condotta morale del premier e dei suoi accoliti in cambio di ricchi finanziamenti e leggi speciali.
A papa Benedetto XVI interessano solo i cattolici (prima ancora dei cristiani) e il loro primato e sopravvivenza in Italia e nel mondo. In tutti i piani del sociale.
Neppure la “campagna acquisti” di un protestante a capo della Pontificia Accademia delle Scienze smentisce l’impostazione che Benedetto ha dato al suo pontificato. Se Giovanni Paolo II vedeva nel dialogo interreligioso e nel confronto anche con fedi “lontane” il dispiegarsi dell’egemonia culturale cattolica, per Ratzinger le porte sono chiuse. Si deve partire da un presupposto: l’indiscutibile primato del cattolicesimo e la sua centralità non solo nel mondo ma, soprattutto, all’interno dello stesso panorama cristiano. Con buona pace di protestanti, valdesi, ortodossi e compagnia cantante.
Si ravvedano tutti e tornino nell’alveo originario della fede (non della cristianità). Quella del Papa non é presunzione di infallibilità, ma la certezza granitica di un uomo, prima ancora che di un papa, che ha dedicato tutta la sua vita alla realizzazione di questa via. Anche quando era a fianco del suo predecessore come responsabile della pontificia congregazione per la dottrina, l’ente vaticano che discende direttamente dalla Santa Inquisizione. La sua è una visione ortodossa, preconciliare del cattolicesimo, non conservatrice ma proprio antimodernista.
I secoli che vanno dall’illuminismo in poi sono derubricati nel panorama mentale ratzingeriano piú come un incidente della storia, una sorta smarrimento transitorio della ragione che deve ritrovare nella fede il suo unico, reale fondamento. Fede e dottrina, in quest’ottica, coincidono alla perfezione, senza incrinature. E non possono che esserne esclusi i cedimenti ad una morale che non sia quella cattolica tradizionale. Ecco spiegata la riapertura del dialogo coi lefevriani e l’ala più conservatrice del cattolicesimo cui viene concesso di riabilitare la liturgia preconciliare in latino.
Benedetto XVI si trova a suo agio in questi mondi, perché sono i suoi. La modernità, con tutto ciò che comporta, è il nemico da combattere non una prospettiva diversa con cui confrontarsi. Da qui parte l’assedio sistematico di queste ultime settimane (che é poi quello di sempre) alle coppie di fatto, all’insegnamento sessuale nelle scuole e persino l’urlo di dolore per i cristiani copti uccisi ad Alessandria d’Egitto. Che è, insieme, sdegno e incredulità per l’indifferenza, a suo vedere, del mondo occidentale, verso la missione dell’ultimo Papa Crociato.
Forse, se al posto dell’Unione Europea, si tornasse ad un più “civile” Sacro Romano Impero, anche Benedetto troverebbe un po’ di pace.