Avanti della domenica

N.2 del 23 gennaio 2011

Nel referendum Fiat una lettura offensiva e inaccettabile. Il no degli eroi, il sì dei servi
Massimo Carugno - Poco sindacato tanta propaganda
mercoledì 19 gennaio 2011

Massimo Carugno

Sulla vicenda Mirafiori le opinioni dei socialisti non sono univoche. Particolarmente vivaci e ricche di animoso clamore sono quelle di quei compagni che ritengono di sposare le posizioni Fiom e spingono perché il nostro partito si schieri in maniera netta a favore di tali posizioni.
Per esprimere un giudizio compiuto sulla vicenda è assolutamente necessario leggere la lettera della Fiom ai suoi iscritti ed ai metalmeccanici che riassume e riporta le critiche e i giudizi drammaticamente negativi e poi leggere, con attenzione, l’accordo Mirafiori (documenti consultabili on line nei siti www.ilsole24ore.com e www.fiom.cgil.it).
Dal combinato disposto dei due documenti non si può non prendere atto che nulla, nel testo dell’accordo, si ritrova in quello che la Fiom ha definito “accordi separati naziuonali che distruggonocontratti, dioritt e libertà” (…) “deciso che non si appliocherà più il contratto nazionale. Non ci saranno più le 40 ore settimanali, gli straordinari obbligatori triplicheranno, verranno tagliate le pause e aumentati i ritmi di lavoro, si impoprranno le turnazioni più disagiate e le lavoratrici e i lavoratori saranno sempre a disposizione dell’azienda, per ogni mansione, per ogni turno. Verrà proibito ammalarsi, perché tutte le malattie saranno considerate assenteismo da punire.”
E allora c’è da chiedersi di chi è figlia questa esasperazione dei toni della Fiom, c’è da chiedersi perché dissociarsi da un accordo che pur limando qualche guarentigia consolidata nel tempo con lo scopo di migliorare la produzione e scoraggiare assenteismo, comunque assolutamente non è vero che calpesta diritti e democrazia.
Se cosi fosse stato Uil e Cisl veramente avrebbero follemente svenduto anni di storia di azione sindacale?
C’è la “sensazione” che la Cgil - Fiom, che in altri settori del lavoro è molto ma molto meno drastica e intransigente nella definizione di accordi e contrattazione collettiva, abbia voluto invece strumentalmente assumere posizioni intransigenti ed estremiste per alimentare una forma di propaganda in un mondo, quello metalmeccanico, che evoca il pensiero e l’azione del comunismo tradizionalmente legato alla politica operaistica e della lotta di classe.
C’è la “sensazione” che sia stato portato avanti non un “disegno sindacale” ma un “disegno politico” volto a promuovere, in uno spaccato della società che si ritiene fertile, una ben chiara posizione politica ed un ben definito aspirante leader.
Se questi sono i temi, se questi sono i metodi, se queste sono le linee d’azione politica, è da rallegrarsi che il progetto delle elezioni europee di partnership con S & L e Vendola sia tramontato.
Noi siamo riformisti e socialisti, difensori del lavoro e del merito, mediatori tra i diritti dei lavoratori e le esigenze della impresa assicurando che l’una non sia totalmente a scapito degli altri e viceversa.
Noi siamo quelli che hanno abrogato la “scala mobile” perché bisognava favorire il rilancio dei mercati. Eppure quello dell’attualizzazione del salario era ed è uno dei diritti più fondamentali dei lavoratori al confronto col quale la pattuizione Mirafiori appare quasi una scemata.
Le posizioni Fiom non sono condivisibili né nella sostanza né nella strategia e se le sposassimo saremmo figli della propaganda nella stessa misura in cui lo sono i tanti berlusconiani che ogni giorno bevono la propaganda mediatica del premier.
Non c’è nulla di riformista, nulla di socialista, nulla di moderno ed attuale nella posizione Cgil- Fiom – S&L – Vendola con l’aggiunta strumentale Idv – Di Pietro.
Quello è un mondo politico operaistico e classista dove non troviamo affinità politiche, non troviamo affinità ideologiche, e dove certamente non troveremmo neanche spazi elettorali.