Giuseppe Tamburrano
L’inchiesta avviata dalla Procura di Milano contro Berlusconi non ha basi solide. I PM hanno atteso la sentenza della Corte costituzionale per far scattare la tagliola giudiziaria. Non poche accuse riguardano la vita privata dell’imputato.
I reati contestati – concussione e induzione alla prostituzione di una minorenne – sono giuridicamente opinabili.
Non so come si svilupperà e si concluderà il processo. Ma il problema non è giuridico. Il problema vero è morale. Fatti della vita privata insindacabile di un cittadino? No! Berlusconi è un cittadino particolare: è il capo del governo e deve avere una vita “privata” specchiata. E certi comportamenti, se a rigore non sono reati, sono, nelle sue condizioni, manifestazioni di un disprezzo per l’etica, il costume, le regole che deve rispettare chi rappresenta l’Italia.
E se i suoi avvocati sostengono che il bunga-bunga a casa Berlusconi, se le serate piccanti e le notti erotiche con minorenni e maggiorenni traviate e pagate sono fatti privati, fatto privato non è certamente l’intervento di Berlusconi sulla questura di Milano per chiedere un atto contro la legge: la consegna di Ruby alla Minetti. E non si può definire una “leggerezza” l’aver fatto passare Ruby come nipote di un Capo di Stato estero.
Il comportamento di Berlusconi – reato o no – è stato indecente e lo rende non degno a governare. Se avesse un guizzo di serietà dovrebbe lasciare la politica – come ha fatto Marrazzo – e andare a godersi la sua vecchiaia esuberante in una delle venti ville di cui è proprietario.
Io spero che il mio sdegno sia condiviso dai miei concittadini, ma ho paura di no. Pare che dopo ogni scandalo i voti di Berlusconi siano cresciuti!
In che cosa possiamo sperare? Non certo nelle opposizioni a Berlusconi le quali si dilaniano in lotte insondabili. E mi riferisco in particolare al PD che dovrebbe essere l’alternativa a questa maggioranza.
E’ un panorama desolato e desolante. Nel quale però si è accesa una luce piccola, ma intensa: il voto degli operai di Mirafiori. Per noi socialisti la parola “operaio” evoca i nostri valori fondanti e la nostra storia di partito del proletariato. Mirafiori ha smentito che gli operai si sono imborghesiti e non credono più a niente, qualunquisti che votano per la Lega o stanno a casa. A Mirafiori una parte ha votato sotto il ricatto del pane, ma la metà ha votato per difendere la dignità della persona. E se ci sono ancora operai pronti alla fame per difendere la loro libertà non tutto è perduto.
P.S. Marchionne ha esultato. Non ha capito il valore del voto. Tra l’operaio che dice “no” per affermare la sua dignità e mette a repentaglio il pane e Marchionne che non è capace di fare, in questo momento, il gesto di ridurre i suoi favolosi emolumenti, chi preferite?