Gianni Nonnato
Siamo una società che si sta abituando a vivere prigioniera della postdemocrazia. Alla partecipazione critica stiamo sostituendo il sentire acritico. I messaggi propagandistici, spesso accompagnati da elementi subliminali, stanno omologando una fetta sempre più ampia di società.
Il consenso è sempre più il frutto di meccanismi psicologici condizionanti il rifiuto di ogni sforzo rivolto all’analisi autonoma dei fatti e delle situazioni. Meglio trovare e assorbire una opinione preconfezionata da stampa e TV che dover affrontare elaborati passaggi critico-analitici. Questi, poi, potrebbero costringere ad ulteriori difficili prese di posizione coerenti con l’analisi fatta. Ciò comporta la creazione di un’etica parallela e, quindi, anche l’accettazione di comportamenti che una volta erano considerati moralmente condannabili. Quello che in questi giorni sta passando come il “mercato degli ascari” e che una volta creava almeno scandalo, oggi viene registrato quasi come una normale Offerta Pubblica di Acquisto.
Non ci sono più amici o compagni, oggi ci sono solo clienti. In molti casi solo servi. Mentre una volta erano i cittadini a votare, oggi è la “borsa” parlamentare dei “nominati” ed il “mercato degli ascari” a decidere come, del resto, sono i mercati finanziari, e non i governi, a decidere se una politica economica è giusta o sbagliata. Così come avveniva quando le aristocrazie, magari strette da vincoli di parentela, governavano l’Europa. Sempre meno l’etica ed i comportamenti sono condizionati dall’ideale, dai valori, dalla verità, dalla luce e dalla trasparenza, ma ad imporsi sono la convenienza del gruppo, l’interesse personale e, per fasce intere della nuova società, l’apatia e la rassegnazione. Si parla di onestà intellettuale, ma non si sa più cosa significhi essere leali. Non possiamo più dare per scontato nemmeno l’impegno di certi partiti su cause tradizionali. Questi vengono spesso sostituiti da gruppi di pressione.
L’ideale, i valori, i principi, la verità stanno diventando sempre più come le “ombre” per i prigionieri della caverna di Platone. Alla fine la “luce” ci darà addirittura fastidio e la rifiuteremo. Allora sarà la fine anche della postdemocrazia.