Avanti della domenica

N.1 del 16 gennaio 2011

Un’esperienza con lati positivi da sostenere contro il rischio di un ritorno al ‘cuffarismo
Giuseppe Miccichè - La difficile vita del Lombardo quater
mercoledì 12 gennaio 2011

Giuseppe Miccichè

Iniziando l’attività dei rispettivi assessorati i componenti del Lombardo quater sapevano di doversi muovere in un contesto reso estremamente pesante dalla disastrosa situazione finanziaria, dai bilanci insostenibili della Sanità, dai cantieri di lavoro fermi per mancanza di investimenti adeguati, ma anche dalla presenza di una opposizione favorita in ogni modo dal governo centrale, e su altro piano da un sostegno garantito da forze di varia provenienza, non perfettamente fuse e non tutte pienamente convinte, della opportunità politica della convergenza..
Il fuoco nemico si è rivelato più violento del previsto, esprimendosi tra l’altro attraverso una campagna di stampa fatta di pesanti accuse, annunci di inchieste giudiziarie e di mandati di arresto sempre smentiti dai magistrati, fino a un incredibile annunzio di grave malattia del presidente Lombardo.
Ad esso si è aggiunta la persistente diffidenza di alcuni gruppi del PD che hanno chiesto con forza crescente l’uscita del partito dalla composita maggioranza al fine di evitargli la perdita della individualità politica e culturale.
Resistendo all’opposizione esterna “berlusconiana” e chiedendo a quella interna di superare la prevenzione e di attenderlo ai fatti, il Governo Lombardo ha affrontato le emergenze più gravi, e pur navigando in un mare di difficoltà ha potuto conseguire qualche successo.
Per il significato assunto vogliamo ricordarne tre interessatamente ignorati dalla stampa berlusconiana e leghista: - la drastica riduzione della spesa sanitaria, con quella che l’assessore al ramo ha definito “appropriatezza organizzativa”, e il suo rientro nei limiti imposti dal piano nazionale, per cui si potrà ora puntare al miglioramento dei livelli delle cure e delle prevenzioni e alla copertura dei vuoti oggi presenti negli organici; - l’avvio del servizio di gestione integrata e della cancellazione del deficit accumulato dagli ATO rifiuti con una riforma che fa passare gli ATO da 27 a 10 e ne affida la gestione a società in avvenire responsabili, anche penalmente, del loro operato; - i cospicui stanziamenti finalizzati con oculatezza e trasparenza alla ripresa della edilizia pubblica.
I segni di novità nei settori che in passato erano fortemente discussi non mancano e devono essere apprezzati.
Vanno anche ricordate le persistenti negatività, tra cui il deficit finanziario, che non ha permesso di definire e presentare il bilancio della Regione anche per l’azione del governo centrale, il quale, ignorando ancora una volta i diritti e le esigenze dell’isola, ha stornato i fondi FAS e i trasferimenti soddisfacendo richieste di parte leghista nelle regioni del nord, e le forti critiche anche all’interno dell’attuale maggioranza a iniziative come quella del sussidio ai giovani nel settore dell’apprendistato, accusata di mal nascondere il riemergere di spinte clientelari e perciò ritirata per approfondimenti.
Continuerà dunque a vivere il governo Lombardo? La situazione presente non rende facile una risposta.
Contrastato dalla destra, che alterna l’opposizione più dura con l’offerta di dialogo, costretto a muoversi tra mille difficoltà e guardato con diffidenza da frange dell’attuale maggioranza che premono perché sia tolta la spina e Lombardo sia abbandonato al suo destino, il governo è appeso a un filo che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro.
Se dovesse cadere per spinte esogene o endogene il ritorno alle urne diverrebbe inevitabile.
Si aprirebbe allora una situazione estremamente pericolosa per il centro-sinistra, che in Sicilia, come altre volte abbiamo ricordato, è molto debole e incredibilmente diviso e contrapposto al proprio interno.
Esso avrebbe grande difficoltà a convergere attorno a un programma e a un leader, e il pericolo di un ritorno in forze della destra e del “cuffarismo” sarebbe perciò molto grave.
Conviene allora che si lavori su due piani: quello governativo, dove i gruppi oggi convergenti, sempre ricercando il confronto con le forze sociali, dovrebbero puntare al pieno successo dell’esperimento in corso, operando con fermezza per il risanamento finanziario, il rilancio dell’economia e la moralizzazione della vita pubblica, conseguendo così un merito storico; quello politico, dove il centro-sinistra, senza interrompere il dialogo con il terzo polo, che va nascendo anche nell’isola, dovrebbe ricercare con pazienza e con volontà di riuscita la convergenza attorno a un programma autonomistico, comprensivo dei reali bisogni dell’isola, e successivamente a un leader di sicuro affidamento.
Fuori di questo percorso potrebbe esserci una sconfitta difficilmente recuperabile delle forze di progresso.