Giuliano Pennisi
Le intese per i nuovi investimenti per gli stabilimenti Fiat di Pomigliano e Mirafiori non hanno trovato consenso unanime da parte delle organizzazioni sindacali.
Nonostante il risultato favorevole del referendum indetto fra i lavoratori a Pomigliano, la Fiom non ha firmato l’accordo. La stessa posizione dovrebbe essere tenuta anche per Mirafiori nell’ipotesi in cui anche nella prossima prevista consultazione prevalgano i sì.
E’ stato impossibile trovare un punto di convergenza sulle proposte dell’azienda per effettuare nuovi investimenti e vi sono anche contrasti giuridici sulla legittimità dell’accordo e sulla sua operatività. L’intesa raggiunta con alcune sigle sindacali sostanzialmente riguarda l’impegno dell’azienda ad effettuare nuovi e copiosi investimenti condizionati alla sottoscrizione di un accordo aziendale che comporta una riduzione del costo di lavoro attuata attraverso una disattivazione di alcuni diritti che, se non viola la legge, deroga comunque al contratto collettivo nazionale.
Che ci sia necessità di nuovi investimenti per mantenere competitiva la Fiat nessuno lo può negare.
Che i nuovi investimenti debbano portare ad un aumento della produttività con un contenimento e possibilmente una riduzione dei costi, è altrettanto necessario per la Fiat nella sua competizione nel mercato globale. E allora è sbagliato per la Fiom non sottoscrivere l’accordo?
Forse no, è una sua scelta che può non essere condivisa, ma è assolutamente sbagliato impedire l’esercizio da parte della Fiom del suo diritto di rappresentanza sindacale in azienda.
Il sindacato deve essere libero di condividere o meno un accordo ma è assolutamente necessario per una corretta gestione anche in futuro delle relazioni industriali che venga mantenuto il suo diritto di rappresentanza dei propri iscritti. E’ stata ipotizzata la cosiddetta firma tecnica. Anche la Fiat dovrebbe collaborare per raggiungere una intesa su questo punto non arroccandosi ma ricercando una soluzione introducendo un addendum all’accordo che consenta alla Fiom, pur non firmataria dell’accordo, la possibilità di continuare a svolgere attività sindacale in azienda. Ma occorre fare di più. Ed è la politica che deve intervenire ed introdurre nel nostro ordinamento lavoristico norme che consentano la rappresentanza sindacale anche a sindacati che non firmano l’accordo ma che comunque hanno una consistente rappresentanza dei lavoratori nell’azienda.z
E’ quindi necessario anzittutto modificare l’art. 19 della legge 20.5.1970, lo Statuto dei diritti dei lavoratori (vi è un disegno di legge fermo da tempo al Senato) in modo che venga garantito il diritto di rappresentanza in azienda anche al sindacato che non firma l’accordo, rimediando al vuoto che il referendum del ‘95 ha creato nell’impianto e nelle finalità della legge rivolte proprio a garantire la rappresentanza sindacale in azienda. Questo è il compito della sinistra. E soprattutto della sinistra socialista e riformista che deve tornare ad essere protagonista nella risoluzione dei conflitti di lavoro nel rispetto delle diverse esigenze delle parti.