Luigi Iorio e Vincenzo Iacovissi
In queste ultime settimane è emerso un dato inequivocabile: con i numeri che ha, l’attuale maggioranza è impossibilitata a governare il Paese. A causare questo sisma sono stati i “futuristi”di Gianfranco Fini.
Secondo i finiani “Futuro e libertà”, nasce con l’obiettivo di costituire un’alternativa liberale, per porre in essere quelle riforme strutturali che Berlusconi ed il Pdl hanno sempre promesso agli italiani,e che effettivamente non hanno mai realizzato in questi anni. Ma con la nascita del terzo polo, si è palesata subito una discrasia tra quello che Fini aveva annunciato a Bastia Umbra – allorché venne concepita Fli – e ciò che sta accadendo nella realtà. Infatti non si comprende come può “Futuro e libertà”, di matrice riformatrice, con propositi volutamente laici e libertari ed intento a superare le categorie novecentesche della destra e della sinistra, convivere con le strategie neo-guelfiste di Casini e Rutelli, le quali poco hanno a che vedere con le battaglie di civiltà alle quali una vera forza liberale dovrebbe prestare attenzione nel XI secolo.
Il “terzo polo” potrà sì essere una vera novità nello scenario politico, ma soltanto se non verrà concepito dagli elettori unicamente come un insieme di sigle e nomenclature decise ad accelerare la fine dell’infausta esperienza berlusconiana, insomma una sorta di forza mediatica mandata in scena soltanto dopo aver perso la battaglia parlamentare del 14 dicembre.
A fronte di questa situazione però, il Paese reale appare connotato da profonde fratture sociali ed economiche, che la crisi economica internazionale ha soltanto amplificato, ma che rappresentano una costante del sistema italiano già da qualche decennio.
L’Italia ha dunque un urgente bisogno di risposte concrete su tematiche come lavoro, produttività, innovazione, inclusione e diritti. In questo momento di crisi economica globale e di deficit democratica del Paese, tutte le forze riformiste e riformatrici hanno il dovere di trovare, insieme, delle ricette per il progresso, in grado di portarci fuori dalla scellerata politica dei tagli lineari attuata da Via XX Settembre.
Occorre estendere il welfare agli esclusi dal sistema corporativistica e protocastale del mondo delle professioni e della sanità. Necessita un federalismo finalmente europeo e non un decentramento a trazione leghista che divida il Paese e una maggiore messa in sicurezza della maggior parte del territorio italiano in costante pericolo di dissesto idrogeologico. Infine, bisogna finalmente intervenire in materia di temi etici, mai veramente affrontati se non in termini di miope polarizzazione fra laici e cattolici.
Per dare concretezza a questi punti programmatici l’universo liberale, socialista, radicale, ambientalista, dovrebbe subito mettere in cantiere iniziative congiunte, proposte di legge, referendum e così via, in modo da poter creare interesse per un’alternativa autenticamente modernizzatrice nel Paese. Definito il perimetro delle cose da fare, non resta che partire nella costruzione di una nuova idea di Italia.