Il Governo ha varato, da pochi giorni la manovra finanziaria correttiva dei conti pubblici per rassicurare l`Europa, ma soprattutto i mercati finanziari. Al di là del solito condono berlusconiano, per alcuni versi non siamo pregiudizialmente contrari alla manovra, ma è evidente che nemmeno ci dà rassicurazioni per il futuro. I soli tagli, se pur faranno risparmiare denaro pubblico, non risolveranno i problemi sul medio-lungo periodo ed a pagarne le conseguenze saremo sempre noi under 30. Occorrono riforme strutturali fondamentali come quella del mercato del lavoro, che dovrà meglio garantire il precariato con ammortizzatori sociali potenziati, far diminuire la disoccupazione connessa anche agli aspetti di tipo previdenziale. "Nella fascia di età tra 20 e 34 anni la disoccupazione ha raggiunto il 13% nella media del 2009. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati tra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata tra i più anziani. Hanno pesato sia la maggiore diffusione fra i giovani dei contratti di lavoro a termine sia la contrazione delle nuove assunzioni, del 20%". Urge allora una riforma vera, anche perché "i giovani non possono da soli far fronte agli oneri di una popolazione che invecchia", e perché la "disoccupazione persistente" nelle fasi lavorative iniziali "tende ad associarsi a retribuzioni successive permanentemente più basse". Aprire il mercato del lavoro ai giovani non significa acuire il conflitto generazionale, tutt'altro, i paesi europei con un tasso di occupazione nella fascia 55-64 anni, risultano anche quelli con la maggiore occupazione giovanile. Anche "Il nuovo rapporto Istat, presentato alla Camera, ci consegna il primato europeo più scoraggiante: l'Italia ha il più alto numero di giovani che non lavorano e non studiano. Vengono identificati con l´acronimo Neet (Not in education, employment or training – Non stanno studiando, lavorando né facendo aggiornamento professionale), giovani compresi tra i 15 ed i 29 anni, in Italia oltre due milioni, dei quali più di un milione nel Sud. Non trovano o perdono il lavoro e quanto più permangono in questa condizione, tanto più hanno difficoltà ad uscirne. "Una vera e propria piaga sociale, che tende a colpire una fascia di popolazione che più di tutte avrebbe da offrire allo sviluppo della società ed alla crescita dei consumi". Da non sottovalutare nemmeno, il taglio retributivo per i giovani ricercatori universitari all´inizio della carriera il tutto a scapito della ricerca e dell´innovazione. Serve invertire la rotta; la politica lo deve al paese.