Avanti della domenica

N. 45 del 26 dicembre 2010

Giorgio Azzalini - Perché servono i socialisti
mercoledì 22 dicembre 2010

Giorgio Azzalini

Il consenso al socialismo negli ultimi 20 anni è crollato nel Nord Est a fronte dell’emergere di istanze legate alla convinzione che la socialità sia un freno allo sviluppo economico. Anche oggi la Direzione Nazionale pare distratta sul tema, tanto che tra i tanti responsabili per “area” recentemente nominati non ha pensato di designarne nessuno allo “sviluppo economico” o più in generale alla “economia”.
Quasi che la parola economia suonasse indigesta ad un socialista, intento – nella storiografia – a difendere il lavoratore dal meccanismo “trita diritti” che spesso identifica il dinamismo imprenditoriale.
E’ invece su questo punto che la politica socialista deve concentrare maggiori attenzioni, tanto più oggi che sono proprio governi socialisti in Grecia ed in Irlanda a guidare i rispettivi paesi nel riordino economico.
Lo fanno con provvedimento che in Italia sembrano vessatori ma che invece vogliono solo rimuovere quella polvere che per troppo tempo governi liberali hanno nascosto sotto il tappeto. In questa metafora si concretizza la prima delle differenze tra una politica economica socialista ed una di stampo liberale. é infatti un’illusione credere che una crescita economica continua, a scapito di altri paesi che finalmente stanno diventando “un po’ più uguali a noi”, possa continuare: nessuno può pagare prodotti troppo cari, mistificati dalla forma o eccessivamente costosi rispetto al loro prezzo – si pensi ai farmaci – o facilmente reperibili direttamente lì dove servono.
Andiamo così “fuori mercato” perché gli altri Paesi hanno sviluppato i loro talenti (e di ciò dovremmo gioire, come socialisti egalitaristi) mentre da noi vengono a mancare i presupposti per essere competitivi (bassi salari con tecnologia vincente). Non possiamo, come anni or sono, rinascere svalutando la nostra moneta. Allora dobbiamo scegliere. La prima alternativa è capire che il nostro impoverimento è una sorta di giusto riequilibrio nella vita degli uomini, uscendo dalla convinzione che “uomo” sia solo quello con cui condividiamo i confini nazionali o continentali; e quindi dovremmo gioire perché un obiettivo socialista viene colto nella nostra inconsapevolezza!
La seconda chance è ritornare competitivi, ma per fare ciò dobbiamo avere il coraggio di alzare il tappeto, raccogliere la polvere e fare la fatica di portarla nella spazzatura. Nel Nord Est, dove lo spirito sarebbe quello giusto per dare sfogo a tale comportamento, gli uomini di buona volontà si sentono lasciati a sé stessi dal sistema: i piccoli imprenditori restano competitivi per il loro sforzo che vivono come non condiviso dalla macchina pubblica che la sinistra incarna come immobile rispetto alla destra populista.
La capacità di affrontare il nodo gordiano della questione economica passa quindi per la volontà di suddividere tra tutti noi cittadini gli oneri necessari per ricreare i presupposti per una competitività vincente, con il coraggio di compiere quelle scelte solo all’apparenza impopolari. Le riforme che in Grecia il governo socialista ha attuato, riducendo il costo del sistema previdenziale – partendo dalle rendite maggiori -, tagliando i costi organizzativi dello Stato – riducendo le province greche da 47 a 13 – ed aumentando le imposte per i redditi maggiori, sono scelte che servono a porre le basi per un’economia competitiva.
In un mondo in cui il bene comune è solo una sommatoria di benessere individuale, la nostra capacità di condividere non sembra positività: ma dobbiamo resistere a questa impopolare visione del sistema economico perché dare un lavoro a tutti sacrificando, ora più che mai, i troppi privilegi, è l’unico modo per togliere la polvere da sotto il tappeto.