Avanti della domenica

N. 45 del 26 dicembre 2010

Il ‘bindismo’, ovvero: come incentivare la vocazione minoritaria della sinistra
Alessandro Bechini - Dalla Bindi rigurgiti cattocomunisti
mercoledì 22 dicembre 2010

Alessandro Bechini

Chissà qual è il merito che si deve acquisire per assurgere al ruolo di Presidente del Partito Democratico.
Quello di essere stata nella corrente di sinistra della DC, guidata da quel De Mita che non ha mai spiegato perché nella sua Irpinia la ricostruzione post terremoto del 1980 non è ancora terminata ed è costata al nostro paese decine di migliaia di miliardi, misteriosamente dispersi in chissà quali cavità carsiche nel tratto da Roma ad Avellino e dintorni? Oppure sarà quello di rivendicare con orgoglio di essere anti-socialista, anti riformista e anticraxiana, in omaggio a quel simpatico assunto per cui il nemico del mio amico è anch’esso mio nemico? Un merito sicuramente sufficiente per scalare i vertici di un partito che si definisce a parole come riformista, ma che nei fatti continua a prendere posizioni ambigue che niente hanno a che vedere con il metodo di governo che una moderna forza di centrosinistra dovrebbe avere nel panorama politico nazionale. Dopo il livoroso attacco fatto ai socialisti e a Craxi, durante l’ultima puntata di Ballarò di martedì scorso vorrei umilmente ricordare alla on. Bindi, che presiede un partito che si definisce riformista, che il debito pubblico sotto il governo Craxi, passò dal 74% all’84% del PIL, un aumento ben misero se confrontato alla crescita esponenziale che il debito pubblico ebbe prima di Craxi, grazie ai governi guidati dal suo partito di origine (la Democrazia Cristiana) attraverso quella straordinaria formula del compromesso storico con il PCI, che è stata l’origine della prima debacle del nostro debito pubblico, oltreché la costituzionalizzazione della partitocrazia che ancora oggi sta distruggendo il nostro sistema economico. L’ulteriore tracollo avvenne tra il 1987 e il 1992, con governi ancora guidati dalla DC. Il debito pubblico è continuato poi a crescere, tranne che sotto il primo governo Prodi, grazie alla competenza e all’indipendenza di quel galantuomo di Carlo Azeglio Ciampi, che lo fece scendere fino al 104% rispetto al Pil, mentre dal 1998 ad oggi ha ricominciato a salire fino a quasi il 120% attuale. Questi non sono i dati dei socialisti, ma della Banca d’Italia. Magari l’on. Bindi ne ha di propri e, ovviamente, di più autorevoli, che possono certificare che la colpa del debito è di Craxi e dei socialisti. Peccato che l’on. Bindi voglia invece dimenticare, oltre alle decennali responsabilità dei governi a guida DC, che le leggi finanziarie dal compromesso storico in poi, si caratterizzarono per essere dei veri e propri assalti alla diligenza, in cui brillavano per irresponsabilità tutte le forze presenti in parlamento, nessuna esclusa. Il primo dovere di chi si definisce riformista e di chi ricopre ruoli di responsabilità in Parlamento e nei Partiti, dovrebbe essere l’onestà intellettuale. Invece anche questa sembra ormai un lontano miraggio, piegata alla propaganda di una campagna elettorale permanente, di cui l’on. Bindi è, a pieno titolo, una sostenitrice.
L’attacco espresso in maniera così violenta dall’on. Bindi amareggia noi socialisti, ma non ci stupisce. D’altronde il PD è nato mettendo insieme due culture politiche, quella ex comunista e quella ex democristiana, che riformiste non lo sono mai state, ma che anzi facevano dell’ideologia, del dogmatismo e del conservatorismo, gli elementi fondanti della loro azione politica, escludendo invece le altre culture autenticamente riformiste: quella socialista e quella liberale. Comunque una cosa è chiara, se i socialisti del PSI sono soltanto sopportati in questo centro sinistra di ‘bindiano’ pensiero, se i riformisti sono mal visti di fronte alle illuminate strategie dell’ex-democristiana di Sinalunga, non resta che esplicitarlo una volta per tutte. In altre parti dello schieramento politico si è fatto di tutto per valorizzare l’esperienza e i dirigenti dell’ex-PSI. Con la differenza che quello schieramento continua a essere al governo, mentre il PD continua a perdere consensi. In attesa che Vendola gli assesti il colpo di grazia. Assicurando così alla sinistra cattocomunista, che grazie a questi illuminati pensatori non è mai riuscita a conquistare il consenso delle classi produttive e della parte più dinamica del nostro paese, quella vocazione minoritaria che da sempre la caratterizza.